Ribelli all'angolo: la vera (e surreale) storia dei Clash a cinque
Ribelli all'angolo: la vera (e surreale) storia dei Clash a cinque
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Ribelli all'angolo: la vera (e surreale) storia dei Clash a cinque

Nel libro di Jacopo Ghilardotti il racconto dettagliato di quando la band di Joe Strummer finì all'improvviso in una nicchia oscura...

Immaginate gli U2  che di punto in bianco licenziano The Edge. Ecco, questo è esattamente quello che è successo ai Clash nel 1983 al culmine della fama. Mick Jones venne cacciato dal gruppo e sostituito da due chitarristi che nessuno conosceva. Alla batteria un giovane di belle speranze e, a tenere un filo di continuità con il passato, solo Joe Strummer e Paul Simonon. 

Questa è lo scenario in cui si addentra con competenza e passione Jacopo Ghilardotti in Ribelli all'angolo, edito da Arcana, entrando anche nelle pieghe dell'unico controverso album inciso dai Clash a cinque: Cut the crap.

"Un bel disco o un brutto disco... Questo è il dillemma. In realtà, dopo aver scritto il libro mi sono convinto del fatto che in quel 33 giri sono presenti vette altissime e abissi orribili. Non è un disco con una qualità media..." racconta Ghilardotti a Panorama.it. "I Clash d'altra parte non erano capaci di mediazioni, non erano una band che si  sarebbe mai fermata per pensare e ragionare. Loro sono sempre andati avanti a testa bassa" spiega. 

"Detto questo, dal vivo funzionavano. Magari non nelle date milanesi del 1984 dove non erano ancora a fuoco. Ricordo che nel primo dei due concerti al Palasport c'erano addirittura le sedie nel parterre. Una scelta bizzarra per uno show dove normalmente la gente pogava. Ai tempi ero rimasto deluso prché non avevano fatto nessun pezzo di Sandinista. E poi era difficile accettare l'idea che Joe Strummer avesse cacciato Mick Jones".

Un problema di formazione ma anche di stile musicale nel mezzo degli anni Ottanta di Lionel Richie e Madonna. I Clash di quel tempo erano isolati dal contesto e anche un po' anacronistici: "Due anni prima, Combat Rock era calato nel suo tempo, ma in quel periodo tutto cambiava molto rapidamente. Ecco perché le canzoni di Cut the crap suonano come i brani di un gruppo solo contro tutti. Basti pensare che nessuno si è mai chiesto perché i Clash non fossero presenti all'incisione di Do they know it's Christmas? Erano proprio finiti in un mondo a parte, si erano autoreclusi. Sempre un quel periodo si stava concludendo l'avventura di Blondie, si erano sciolti i Police, i Jam. Da dove viene il titolo del disco, Cut the crap? Era un pezzo di dialogo presente in Mad Max. Un titolo che peraltro si adattava perfettamente alla condizione dell'Inghilterra ridotta in rovina...", ricorda.

"Ho voluto raccontare questa fase del gruppo perché è ricca di aspetti incredibili. Pochi sanno, ad esempio, che i Clash a cinque diedero vita per due settimane ad una serie di performance da busker nei pub, nei bar e nelle piazze del Nord Inghilterra. Oggi, grazie ad Instagram e ai social, tutto questo sarebbe alla luce del sole, invece di quell'avventura esistono solo poche immagini che ogni tanto spuntano dal nulla. Nessun altro gruppo si sarebbe mai imbarcato in un'avventura di quel genere. Incredibile... Solo pochi giornali si occuparono di quegli show, ma lo fecero con un tono del tipo: guardate che cosa si sono inventati questi sfigati. D'altra parte a quei tempi il mondo andava proprio da un'altra parte. Il punk era finito nel sottobosco e nel 1986, il decennale di un genere che aveva cambiato il corso della musica, non venne minimamente preso in considerazione. Oggi quella storia, quella del punk, viene invece celebrata con enfasi dai media come uno degli ultimi grandi momenti creativi dell'umanità...". 

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