Musica

L'album del giorno: Patti Smith, Horses

Il disco di debutto della sacerdotessa del rock, prodotto nel 1975 da John Cale dei Velvet Underground, si è messo subito in evidenza per la singolare commistione tra rock, recitazione e avanguardia, anticipando il punk e la new wave.

Cantautrice, poetessa, pittrice, fotografa e scrittrice, Patti Smith è un'artista a tutto tondo che ha segnato l'evoluzione del rock degli ultimi quarant'anni, tanto che la rivista Rolling Stone l'ha inserita inserisce al quarantasettesimo posto nella sua classifica dei 100 migliori artisti di sempre. La sua carriera è stata consacrata nel 2006 dall'iscrizione del suo nome nella Rock 'n'Roll Hall of Fame, il massimo riconoscimento della musica rock.

L'artista di Chicago, dopo anni dedicati prevalentemente alla poesia e alla scrittura teatrale, con due figli da crescere, è arrivata al successo mondiale con i suoi album Horses e Radio Ethiopia, quest'ultimo dedicato all'Etiopia che fu la seconda patria di Rimbaud, uno degli idoli dell'artista. Horses, l'indiscusso capolavoro di Patti Smith, festeggia quest'anno i 45 anni, anche se, per la sua intatta freschezza, non li dimostra. L'album, celebre anche per l'iconica copertina con il ritratto in bianco e nero della cantante realizzato dal suo miglior amico Robert Mapplethorpe, è uno dei più celebrati della storia del rock, tanto che Rolling Stone lo ha classificato al quarantaquattresimo posto fra i migliori cinquecento.

Prodotto da John Cale dei Velvet Underground, il disco si è messo subito in evidenza per la singolare commistione tra rock, recitazione e avanguardia, anticipando di alcuni anni il punk e la new wave. Mentre il punk non brillava certo per la profondità dei testi (Clash a parte), Patti introduceva nel rock una qualità di scrittura pari a quella di Bob Dylan, mantenendone intatta la rabbiosa energia. «Quando mi sono imbarcata sul vascello della musica non avevo idea che sarebbe stato un viaggio senza ritorno», ha dichiarato la sacerdotessa del rock. «Avevo 30 anni, stavo al Chelsea Hotel in mezzo a parecchie persone celebri, ma facevamo una vita di stenti io e Robert. Poi arrivò il rock e fu tutto diverso. Con la mia band giravamo da un club all'altro e il mio ego era estremamente soddisfatto. I 'cavalli', quelli del titolo dell'album, hanno sempre incrociato il mio immaginario, un'idea di libertà. Il disco non poteva che chiamarsi così». Nel 2013 ha fatto il giro del mondo la foto di Patti Smith, raggiante, che stringe la mano a Papa Francesco, altrettanto contento per l'inattesa visita. Sono ormai lontani i tempi in cui Patricia Lee Smith cantava in Gloria: «Gesù è morto per i peccati di qualcun altro, non per i miei» e «I miei peccati sono solo miei: mi appartengono».

Land: Horses / Land of a Thousand Dances / La Mer (de) www.youtube.com


La trascinante Gloria, canzone precedentemente scritta dai Them di Van Morrison, è uno dei rari esempi in cui una cover è migliore dell'originale e non a caso è stata scelta come brano di apertura di Horses. Non fatevi ingannare dal ritmo allegro e spensierato del rock-reggae Redondo beach: la canzone parla del suicidio di una ragazza. La cupezza di alcuni testi della Smith sarà imitata, qualche anno dopo, dalla scena new wave. Free money, ennesima interpretazione magistrale di Patti, è un inquieto e febbrile boogie sul rapporto tra amore e denaro, una cavalcata rock che rivela tutte le qualità compositive del suo storico chitarrista Lenny Kaye. Kimberly, sorretta da un solido basso e da una batteria metronomica, conferma ancora una volta quanto l'artista sia stata influenzata della poetica dark dei Velvet Underground. La lunga suite Land è divisa in tre parti,: il crescendo di Horses, il rock puro di Land Of Thousand Ballads in cui è indimenticabile il verso "Go Rimbaud! Go Rimbaud! e la chiusura del cerchio diLa mer(de), in cui i ritmi si rallentano e la voce della cantante si fa meno aspra. Patti Smith ha sempre avuto un rapporto speciale con l'Italia, come conferma la sua partecipazione al prossimo concertone del Primo Maggio come ospite internazionale e la recente laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne che le ha conferito l'Università di Parma: «Da giovane sognavo di frequentare una grande università. È un onore ricevere la laurea honoris causa da uno dei più antichi e prestigiosi atenei d'Europa. Ho sempre creduto nell'importanza dell'istruzione, e ottenere un riconoscimento da parte di questa eminente istituzione è motivo sia di imbarazzo sia di stimolo».

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