Liam Gallagher compie 50 anni: perché non ha più bisogno degli Oasis
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Liam Gallagher compie 50 anni: perché non ha più bisogno degli Oasis

Il cantautore di Manchester, in soli tre album solisti, ha costruito un suono e una credibilità artistica che lo hanno affrancato dalla pesante eredità della band simbolo degli anni Novanta

Ciò che resta di un artista e di un gruppo, al di là delle doti tecniche e carismatiche, sono le canzoni, ed è innegabile che gli Oasis ne abbiano fatte diverse davvero memorabili. Nei quattordici anni di carriera discografica, che va da 1994 al 2008, gli Oasis hanno venduto oltre 70 milioni di album nel mondo, con ventidue singoli consecutivi nella Top Ten inglese, sette album al primo posto, ma, più di tutto, hanno contribuito a definire una generazione, che si vestiva e si pettinava come i loro idoli.

La maggior parte dei fan della band di Manchester oggi ha superato i quarant'anni, lavorano e hanno dei figli, ma non hanno mai perso il piacere di ascoltare la musica della band capitanata da Noel e Liam Gallagher, che è stata la colonna sonora portante della loro adolescenza. Vista l’impossibilità di portare avanti il gruppo, i due litigiosi fratelli si sono separati dal 2009 e ognuno porta avanti la sua carriera solista. Liam Gallagher, che oggi compie 50 anni, ha dato vita nel 2010 al progetto Beady Eye, ormai tramontato, del quale facevano parte Andy Bell, Gem Archer e Chris Sharrock, tutti ex Oasis. Nel frattempo, il bad boy del pop è stato più volte al centro delle cronache extramusicali per le sue risse nei locali e le sbornie che l’hanno visto salire più volte sul palco in condizioni non ottimali.

Visti i pessimi rapporti tra i fratelli Gallagher, appare davvero difficile una riconciliazione per dar vita a una seconda fase degli Oasis: «La questione della reunion è molto seria e non accetto che mi venga data la colpa – ha detto Liam durante un’intervista a Radio X – Noel se ne va in giro atteggiandosi come se gli avessi accoltellato il fottuto gatto ma la verità è che lui vuole suonare in una band solista, se la gente crede che la colpa sia delle mie frecciatine su Twitter non ha capito nulla. Le domande su un ritorno degli Oasis le dovete fare a Noel, è colpa sua».

Il convincente album As You Were ha segnato nel 2017 l'inizio di una nuova fase della carriera del cantante. As You Were ci mostra Liam da una nuova angolazione, pur mantenendo i tratti caratteristici che lo hanno reso un artista così tanto influente: potenti ondate di chitarre, melodie irresistibili, ritmi fragorosi e la sua voce accattivante e inconfondibile. Emblematico del nuovo corso musicale del più giovane dei fratelli Gallagher è Shockwave, il singolo di lancio del secondo album Why me? Why Not del 2019, caratterizzato da una forte impronta blues, da una batteria impalcabile, da un'armonica deliziosamente vintage e da un'apertura armonica che più "lennoniana" non si può. Di grande qualità è anche l'altro singolo The River, un brano potente e viscerale con un riff che rimanda ai Led Zeppelin e all’energia tipica della corrente musicale Madchester, rimanendo sempre moderno e contemporaneo. In esso Liam incita la generazione Z a combattere per il cambiamento e critica i capisaldi del mondo dell’establishment, dai politici che puntano solo ad arricchirsi alle celebrità prive di qualunque spessore. Sia As You Were che Why Me? Why Not, che hanno debuttato entrambi al primo posto nella classifica degli album in UK, hanno unito alla voce di Liam alcuni collaboratori fidati, aggiungendo una nuova spinta alle sue influenze classic degli anni '60 e del rock 'n' roll.

Nel terzo lavoro solista, il recente C'Mon You know del 2022, il cantante ha rimischiato e sparigliato le carte, con alcune novità interessanti. Liam ovviamente fa sempre Liam, si avvertono gli echi di Beatles e Stones, ma nell’album ci sono tanti altri riferimenti, da T-Rex e Hendrix, da The Polyphonic Spree ai Beastie Boys. Merito, questo, del prezioso apporto di collaboratori inaspettati come Dave Grohl, Ezra Koenig dei Vampire Weekend e Nick Zimmer degli Yeah Yeah Yeahs. «È un po' particolare in alcuni punti, il che è positivo: 80% di follia e 20% classico», ha dichiarato Liam al The Sunday Times- «Se vuoi iniziare a fare cose del genere nel tuo terzo album, è utile che ci sia un po' di Covid in giro. Perché se non decolla e la gente dice: 'Non sono sicuro di questo, è un po' strano', possiamo sempre dare la colpa al virus e tornare alle cose classiche». Battute a parte, Liam ha costruito, in soli tre album, un suono riconoscibile e una credibilità artistica che gli ha permesso di affrancarsi dalla pesante eredità degli Oasis. É vero che nelle scalette dei suoi concerti trovano spazio diversi brani degli Oasis, quasi a riaffermare il suo ruolo di più credibile ambasciatore della band (soprattutto in un periodo in cui il fratello Noel strizza l'occhio a sonorità più radio friendly), però è innegabile che Liam stia costruendo un repertorio di tutto rispetto, sulla scia del suo idolo John Lennon, che anche dopo lo scioglimento dei Beatles ha confermato tutte le sue straordinarie doti di cantautore. Visto che appare oggi improbabile una reunion della band mancuniana, possiamo consolarci con gli album solisti di Liam Gallagher, un artista che guarda avanti, in perfetto equilibrio tra tradizione e modernità.

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Gabriele Antonucci