L'altra faccia della musica
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L'altra faccia della musica
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L'altra faccia della musica

Nell'era dei brani fatti in casa con pc e software, si riscopre l'esperienza «immersiva» dei dischi registrati su nastri nelle sale d'incisione. E le nuove bobine audio diventano oggetti di culto.

Nel 2020, l’industria musicale globale ha incassato la cifra più alta dal 2002. Si parla di un fatturato di 21.6 miliardi di dollari, con una crescita del 7.4%. Il report annuale di IFPI ha sottolineato come l’industria abbia mostrato la sua resilienza in un anno difficile, segnato dalla pandemia. Secondo il chief executive di IFPI Frances Moore: «Mentre il mondo affronta la pandemia di Covid-19, ci viene ricordato il potere duraturo della musica di consolare, guarire e sollevare i nostri spiriti. Alcune cose sono senza tempo, come il potere di una grande canzone o la connessione tra artisti e fan».

A guidare il futuro della musica è indubbiamente lo streaming che ha superato i 443 milioni di utenti, ma i numeri delle vendite di CD dimostrano come i fan sentano ancora il bisogno di possedere una copia fisica dell’ultimo lavoro dell’artista preferito. Secondo i dati raccolti da Rolling Stone, folklore, l’album di Taylor Swift - vincitore ai Grammy - è riuscito a vendere oltre 1.2 milioni di copie nel 2020. Seguono sul podio, i due grandi snobbati dei premi musicali di quest’anno: After Hours di The Weeknd (476.000 copie) e Map of the Soul: 7 dei BTS (361.000 copie).

Ma come sono cambiati i CD negli ultimi anni? E perché i fan sono disposti a spendere centinaia di euro per accaparrarsene una copia? Analizzando gli artisti che IFPI ha incoronato i più influenti del 2020 la risposta sembra facile. La tecnologia permette di ascoltare centinaia di canzoni in ogni momento con uno swipe sullo smartphone, l’album diventa allora qualcosa di esclusivo. Contenuti inediti, immagini, e confezioni che starebbero bene in qualsiasi libreria. Ma facciamo due esempi concreti. L’album Lover di Taylor Swift pubblicato nel 2019 era disponibile in quattro versioni, ognuna delle quali conteneva il CD con due tracce bonus, un quadernino, un poster (diverso per ogni versione) e alcune pagine prese direttamente dai diari della Swift durante gli anni (anche queste diverse per ogni versione). Stesso numero di versioni per i BTS, che per il loro Map of the Soul: 7 hanno persino preparato quattro servizi fotografici diversi. Ogni album aveva un mood diverso e insieme al lyric book e a un poster con tutti e sette i membri, includeva una photocard - una piccola tessera, grande come una vecchia tessera telefonica - raffigurante uno dei ragazzi. Ne sono state prodotte 32 versioni, e vengono inserite negli album in maniera totalmente casuale. Ora capite perché il business dei CD fisici è più vivo che mai?

Ma quello non è sicuramente l’unico modo per accrescere le proprie vendite (e certo bisogna fare buona musica, altrimenti anche il più bel cofanetto resta invenduto). Se alcuni artisti hanno lamentato la pratica dei colleghi di vendere una copia digitale del loro ultimo brano con tshirt, calzini e qualsiasi altro tipo di merchandise, oggi i nuovi singoli diventano persino opere d’arte. È il caso di The Weeknd che ha annunciato che venderà la sua ultima canzone sotto forma di NFT (Non Fungible Token).

Per un artista che abbraccia le ultime tecnologie, ce ne sono invece centinaia che riscoprono il fascino del vinile e della musicassetta. Secondo la RIAA (Recording Industry Association of America), nel 2020, il 62% delle vendite di prodotti fisici per l’ascolto di musica sono state rappresentate da giradischi. Per un guadagno totale di 232 milioni di euro. Il motivo è simile a quello legato ai cofanetti. Keishin Sato, responsabili della Disk Union in Giappone, il vinile ha fascino perché «si può tenere tra le mani. Realmente possederlo». «Con un vinile» ha poi aggiunto Sato «puoi tenere tra le mani la sua custodia ed esporta in casa tua. Puoi creare la tua collezione nel tempo e avere qualcosa di cui prenderti cura».

E se Orietta Betti, dopo il successo a Sanremo, ha deciso di pubblicare un vinile tutto rosa, anche Ornella Vanoni metterà in vendita - a partire dal 4 giugno - un vinile rosso del suo album Isole Viaggianti - Un Sorriso dentro al Pianto. Ne sono state create solo 500 copie, tutte singolarmente autografate dalla cantante. Il rapper Guè Pequeno ha invece preferito affidare le tracce del suo nuovo mixtape Fastlife 4 a una musicassetta. Il rapper ha infatti omaggiato alcuni colleghi con un lettore customizzato, realizzato per l’occasione, per poter ascoltare in esclusiva la cassetta del nuovo disco.

Un trend, quello della musicassetta, già adottato da alcuni artisti internazionali. I BTS hanno infatti pubblicato la loro Dynamite sia in vinile che in musicassetta, e Britney Spears ha reso omaggio alla sua Baby One More Time con una cassetta in edizione limitata in «baby pink».

Così, mentre Urban Outfitter riempie i suoi scaffali di mangiadischi e lettori di musicassette, le vendite superano le 100.000 unità nel solo Regno Unito. Secondo Joe Seaward, batterista dei Glass Animals: «È una buona scusa per creare qualcosa di bello così che le persone possano possedere un pezzo d’arte».

E in Italia cosa sta accadendo? Fabio Lupica e Cristian Urzino hanno creato «Tape It Easy», una fabbrica dove produrre musicassette. «Un giorno sbirciando tra le produzioni delle altre etichette indipendenti vedo questa carrellata di foto di musicassette e dico a Fabio: ma perché non iniziamo a farle anche noi?» ha raccontato Urzino a Repubblica. I due sono anche i proprietari di Phonopress, azienda produttrice di vinili. «Agli inizi ne stampavamo 800 al giorno, un numero sufficiente per mantenere la produzione viva, ma non eravamo oberati di lavoro. Poi negli anni abbiamo visto la curva della domanda impennarsi e lo stesso andamento si stava registrando con le musicassette».

«Il pubblico sta riscoprendo una certa curiosità per il prodotto musicale» hanno raccontato Fabio e Cristian, definendo i due oggetti come «pezzi di design».

Gli appassionati comprano le bobine delle canzoni più amate

Un salto indietro nel tempo, un tuffo nell'era analogica sull'onda del boom dei vinili e del ritorno delle audiocassette. Immaginate di ascoltare un disco esattamente come è stato registrato, percependo con la massima nitidezza ogni singolo suono, il calore delle armonie e tutti gli impercettibili sospiri della voce.

Un'esperienza totalmente immersiva, che scaturisce dalla straordinaria alta fedeltà della musica impressa sulle bobine, quei nastri di un tempo che si vedono nei documentari sugli studi di registrazione o che raccontano il making of dei dischi che hanno fatto la storia.

Registrazioni leggendarie che si fermano agli inizi degli anni Novanta quando la tecnologia digitale ha mandato in soffitta gli strumenti dell'immaginario analogico nelle sale d'incisione.

Ora, alcuni di quei nastri sono per la prima volta a disposizione degli audiofili e dei collezionisti più esigenti attraverso la collana Legacy master tapes, lanciata da Sony, destinata a diventare un oggetto di culto per gli appassionati del vintage. In concreto, si tratta di pezzi unici prodotti su richiesta che possono essere ordinati attraverso un sito dedicato al prezzo di 450 euro ciascuno. Da Il mio canto libero di Lucio Battisti a La Torre di Babele di Edoardo Bennato passando per Crac degli Area e Viva l'Italia di Francesco De Gregori.

A garantire l'assoluta fedeltà delle bobine in vendita all'originale è un registratore noto come Studer A820 MKII che preserva al 100 per cento le sonorità originali del disco. Ovvero l'altra faccia della musica in un'era dominata dallo streaming e dalle canzoni da cameretta prodotte con un paio di pc e una manciata di software. Perché, come spiega Stefano Patara, direttore di Sony Legacy, una cosa è certa: «Nei prossimi anni l'interesse per il suono analogico e l'audio di qualità è inesorabilmente destinato a crescere».

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