L'album del giorno: Paul Weller, On sunset
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L'album del giorno: Paul Weller, On sunset
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L'album del giorno: Paul Weller, On sunset

Pezzi sperimentali, omaggi alla old school del soul e una produzione di altissimo livello. Il grande ritorno di una leggenda della musica british

Paul Weller è uno di quegli artisti che tirano dritti per la loro strada, consapevoli che il mondo della musica di oggi non assomiglia in nulla a quello dei gloriosi anni 70 e 80. C'è una distanza siderale tra la discografia odierna e quella dei tempi di The Jam o degli Style Council: Weller ne è consapevole ma non fa finta di essere contemporaneo a tutti i costi, lui continua a fare i dischi che vuole, dischi suonati e cantati in cui mette tutto il caleidoscopio di sonorità e intuizioni che fanno parte del suo bagaglio d'artista libero.

On sunset ha appena debuttato al primo posto della classifica inglese, a conferma che il pubblico (magari quello più adulto) sa ancora distinguere la musica di valore dalla fuffa. Prendiamo ad esempio gli otto entusiasmanti minuti dell'iniziale Mirror Ball, un pezzo sperimentale in chiave soul pop con tanto di mellotron, intermezzi noisy ed un finale in presa diretta con gli anni d'oro del Philly Sound. Se però parliamo di old school, il momento più alto è Baptiste, un gran pezzo alla Curtis Mayfield.

Non è solo "retronostalgia" quella di Weller nelle tracce di On sunset. Ci sono i synth, c' è un tocco di pop art che attraversa l'album e che lo rende così unico e distinguibile. Detto questo, una delle cose migliori di On Sunset è il singolo Village: arrangiamento splendido e produzione perfetta per un piacevolissimo tuffo nel passato quando i brani trainanti dei 33 giri avevano queste vibrazioni. Non da meno il funky soul di More (qui gli archi sono semplicemente meravigliosi).

Difficile poi non sentire l'eco di Bowie nei quattro minuti di Rockets, pura psichedelia pop sapientemente condita con un po' di folk E poi ancora la title track tra r&b, soul e lampi di jazz. Non c'è nulla di superfluo in questo album praticamente privo di brani filler. La conferma, l'ennesima da parte di Weller, che anche a 62 anni si può essere pienamente stessi senza rifare la stessa canzone all'infinito.

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