Musica

L'album del giorno: Marillion, Script for a yester's tear

Il ritorno in grande stile del progressive rock mentre nelle classifiche dei primi anni Ottanta impazzavano la new wave e i new romantic. Assolutamente da riscoprire...

L'inizio degli anni Ottanta non fu un buon momento per il progressive rock. Le band con l'inclinazione alle suite, ai lunghi intermezzi strumentali e alle aperture melodiche dilatate e visionarie erano decisamente "out of style". Almeno per le nuove generazioni, sicuramente più attratte dalle sonorità post punk new wave e new romantic.

Questo era il contesto quando uscì il primo leggendario album dei Marillion, un disco chiaramente progressive, ispirato e suonato da musicisti talentuosi quanto raffinati. Alla voce un «natural born leader» come Fish, l'interprete giusto per rivitalizzare un genere che, per quanto fuori moda, poteva contare ancora su uno zoccolo duro di appassionati in cerca di una band che riaccendesse gli antichi entusiasmi. Su vinile ma anche dal vivo.

Ed in effetti, sul palco, i Marillion di quei tempi (ma anche oggi) erano una perfetta macchina da guerra che alternava magiche atmosfere rarefatte a momenti di pura adrenalina rock. A rendere questo album imperdibile e fondamentale, è soprattutto l'iniziale title track, un capolavoro del genere, uno di quei pezzi senza tempo, che si possono riascoltare a distanza di decenni emozionandosi come la prima volta.

Al brano che dà il titolo all'album (che ai tempi raggiunse un prestigioso settimo posto nella classifica inglese) segue l'ottima He knows, you know, un'altra perla che inizia con un testo che parla di vomitare in una toilette: "Light switch, yellow fever, crawling up your bathroom wall. Singing psychedelic praises to the depth of a china bowl". Un dettaglio pulp che non ha impedito al pezzo di inerpicarsi nella Top 40 UK.

Tra i classici di Yester's c'è sicuramente Garden Party, il secondo singolo tratto dal disco: tastiere in evidenza e una ritmica piacevolmente complessa sono i punti di forza di una canzone che parla di elite, atteggiamenti snob e arrampicatori sociali.

In tutto sei canzoni (le altre tre sono l'ottima The Web, Forgotten Sons e l'efficacissimo ritratto di vita stereotipata londinese contenuto in Chelsea Monday) che sono il punto di partenza di uno straordinario viaggio musicale durato solo quattro album. Poi, senza Fish, è iniziata tutta un'altra storia...

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