Musica

L'album del giorno: Alanis Morissette, Such pretty forks in the road

Dopo 8 anni di silenzio un nuovo convincente disco di inediti. Canzoni rivelatrici dell'inconscio, che parlano di vita reale e di manager truffaldini. Come il suo...

Ogni volta che esce un nuovo disco di Alanis Morissette (l'ultima risale a otto anni fa), le recensioni partono da molto lontano, da quel Jagged Little Pill, che la fece debuttare ai vertici delle classifiche di tutto il mondo vendendo 30 milioni di dischi.

Erano altri tempi. Per la discografia e anche per la vocalist, giovane e arrabbiata con il resto del mondo. Ma di stagioni da quel 1995 ne sono passate molte e il presente di Alanis è quella di una madre di mezza età alle prese con ansia, depressione ed i demoni delle sue antiche dipendenze. Non da droghe o alcol, ma da lavoro, amore e cibo, come ha raccontato nei giorni scorsi in un'intervista a The Guardian. Dettagli personali a parte, se parliamo di musica, la Morissette ha ancora molte frecce al suo arco

Such pretty forks in the road è una collezioni di brani rock, con qualche inflessione pop, per piano e chitarra. Pezzi più che buoni, lontani dall'essere dei semplici riempitivi. Canzoni che parlano di misoginia, di parità mancata tra uomini e donne, delle mixed emotions di una gravidanza inaspettata, ma anche di abusi finanziari, con un chiaro riferimento alla vicenda del suo ex manager condannato a 6 anni di prigione per averle sottratto 7 milioni di dollari (vedi il brano Pedestal in cui canta "Hai preso la mia corona e hai ottenuto tutto quello che volevi").

Tra le cose più significative del disco, l'arpeggio iniziale di Smiling, sicuramente uno dei pezzi più a fuoco ed intensi dell'album, l'irresistibile pianoforte ritmico di Reason I Drink, la tensione emotiva di Losing the plot e la potenza evocativa dell'atmosfera drammatica di Reckoning e di Nemesis.

Non un album capolavoro, ma un ottimo disco, scritto e pensato da un'artista capace di mettersi in gioco e che può contare su una vocalità ed una capacità di interpretazione infinitamente superiore alla media. Rispetto agli artisti della sua generazione, per non parlare della stragrande maggioranza dei "signori" delle classifiche di oggi...

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