Ansa/Ettore Ferrari
Musica

SANREMO 2020, POCA MUSICA SOTTO I POLVERONI

Non serve travestirsi quando hai una canzone che arriva al cuore di chi ascolta. Questo è quello che dimostra la vittoria di Diodato

Che cosa resterà di Sanremo 2020? Se parliamo di ascolti, Amadeus e Fiorello hanno stravinto. I numeri sono trionfalmente dalla loro parte e questo chiude ogni discussione. Se invece parliamo di musica, di questo festival non resta molto. E parlare di musica è d'obbligo visto che in fondo all'Ariston dovrebbe andare in scena il Festival della Canzone Italiana. Per questo, la qualità degli artisti e delle loro composizioni conta.

Abbiamo letto in questi giorni giudizi molto generosi, come se quel che abbiamo ascoltato all'Ariston fosse il meglio del meglio, la rappresentazione dello stato della musica italiana. Ma davvero, giusto per fare due esempi, non c'era in giro niente di più interessante dei brani di Elettra Lamborghini e Junior Cally? A proposito di quest'ultimo: accusato di sessismo e volgarità per alcuni testi troppo crudi delle sue canzoni precedenti, ha avuto una copertura mediatica incredibile e al tempo stesso spropositata. Manco fosse l'unico ad usare un linguaggio troppo esplicito nel rap e dintorni. Lo sanno anche i sassi che le playlist degli adolescenti sono infarcite di canzoni con testi fuori controllo, a base di droga, sesso esplicito e spaccio, e dove le donne sono "gentilmente" rinominate bitch. Un polverone pazzesco, che ha avuto come unico effetto positivo quello di far capire chi fosse l'artista in questione a chi era rimasto spiazzato dalla sua presenza tra i Big. Poi, però, è arrivato il momento della verità all'Ariston e la sua No grazie si è rivelata per quella che è. Un brano flat, destinato a non lasciare il segno. Quindi, in definitiva, per una settimana si è parlato quasi solo di lui, salvo poi scoprire che i pezzi rap di Anastasio e Rancore erano molto meglio del suo...

Nel Festival della canzone le canzoni contano. Tutto il resto è noia... E noia è anche obbligare il pubblico ad ascoltare metà delle canzoni in gara intorno a mezzanotte. I conti sono presto fatti: quattro minuti per ciascun concorrente, circa, che, moltiplicati per ventiquattro fanno noventasei. Ovvero un'ora e mezza di artisti e brani in gara affogati e diluiti in 4/5 ore di gag (spesso stucchevoli), monologhi, polemiche, consegne floreali, ospiti, discese e risalite più o meno ardite dalla scalinata del palco...

Detto questo, l'arte della canzone pop è meravigliosa e spietata al tempo stesso perché in quei tre/quattro minuti ci si gioca tutto (se però il brano non lo finisci per abbandono del palco, vedi il duo Morgan-Bugo, allora. scatta la squalifica).

O si arriva al cuore e alle viscere di chi ascolta, oppure si finisce dritti nel dimenticatoio o quanto meno nella zona grigia. Non c'è trucco e non c'è inganno: puoi travestirti da chi vuoi, entrare in scena in mutande o ricoperto di piume di struzzo, ma se non sei sorretto da un bel brano, capace di emozionare per davvero, tutto si sgonfia in un attimo. Achille Lauro è un performer abile e sfrontato, ma la sua prima vera bella canzone deve ancora arrivare. Provocare non basta.

Lo hanno decretato il televoto, la giuria demoscopica e la sala stampa consegnando la vittoria nelle mani di Diodato, un artista che non è andato in scena per fare cinema, ma "solo" con una gran bella canzone, limitandosi, si fa per dire, a interpretarla benissimo. Il messaggio e i brividi lungo la schiena sono arrivati forti e chiari anche fuori dall'Ariston. E così ha vinto. Come lui anche Tosca, Gabbani, i Pinguini Tattici Nucleari o anche Paolo Jannacci, sobri, mai sopra le righe, ma soprattutto capaci di far divertire (nel caso dei Pinguini) e toccare le corde più sensibili solo e soltanto con la musica. A questo proposito, tra i rari momenti alti del Festival, c'è stato lo show di Zucchero, un gigante del blues e del soul, ma soprattutto un italiano che va in giro per il mondo e viene preso sul serio dal pubblico e dai più grandi artisti del pianeta. Un vero Big...

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