Coccoluto
Claudio Coccoluto / Ansa
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Musica

Addio a Claudio Coccoluto, il maestro dei deejay italiani

L'artista si è spento a 59 anni nella sua casa di Cassino. Nel dicembre 2007 aveva pubblicato il libro "Io, dj", scritto a quattro mani con Pierfrancesco Pagoda

Il mondo del clubbing italiano, che da un anno vive una gravissima crisi a causa della pandemia, piange la scomparsa di Claudio Coccoluto, uno dei dj italiani più famosi e influenti anche a livello internazionale, morto a 59 anni dopo aver combattuto per anni contro una grave malattia. L'artista si è spento martedì 2 marzo alle 4.30 nella sua casa di Cassino, accanto alla moglie Paola e ai figli Gianmaria e Gaia. Nato il 17 agosto 1962, "Cocco", come veniva chiamato affettuosamente dai fan e dagli amici, è sempre stato guidato dalla passione bruciante per la musica da ballo: la molla principale della sua carriera è sempre stata la magia di vedere una sala affollata di persone con il sorriso sulle labbra e sintonizzate sulla stessa lunghezza d'onda. Una delle sue maggiori passioni è stato il vinile, con più di 75.000 dischi collezionati e catalogati.

Il primo acquisto è stato, a soli nove anni, Goat's head soup dei Rolling Stones, il primo, inconsapevole passo verso una gavetta cominciata nelle "radio pirata" e successivamente trasferitasi nelle prime discoteche, evolvendosi da semplice dj a comunicatore globale. Per Coccoluto il dj set era un vero e proprio racconto, scanzonato e irriverente, ironico e graffiante, suddiviso in vari capitoli, in cui usava il revival, l'ipermoderno, il caraibico, il nordico senza paletti sonori, mescolando sapientemente tutto quello che le sue orecchie ascoltavano in giro per il mondo, in un viaggio musicale scandito da suoni che sfidano ogni pregiudizio. Nel 1997 crea il singolo Belo Horizonti, prodotto dai Basament Jaxx, che vende oltre un milione di copie in tutto il mondo. Insieme a Savino Martino e a Dino Lenny fonda l'etichetta discografica The Dub e uno studio di registrazione dove canalizzare la sua creatività. Dopo le prestigiose collaborazioni con Subsonica e Jovanotti, nel 2005 inaugura il progetto di compilation sequenziali denominato I music selection.

Nel dicembre 2007 pubblica il libro Io, dj, scritto a quattro mani con Pierfrancesco Pagoda, che analizza e si propone di riflettere sul valore e la collocazione del dj professionista oggi, filtrando i ricordi e le esperienze professionali di Claudio. Per anni la sua "casa base" è stato il Goa di Roma, uno dei miglior club italiani, al fianco di Giancarlino, amico fraterno e compagno di tante avventure musicali. Per anni è stato imperdibile, per gli amanti del clubbing, l'appuntamento del giovedì sera denominato "Ultrabeat", così come "Nozoo", la serata dal gusto artistico innovativo del sabato sera della capitale. Adesso che le discoteche sono ferme da un anno, la sua mancanza fa ancora più rumore.

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