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Craig Wright è Mr. Bitcoin: così ha cambiato il mondo

C’è l’imprenditore australiano dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, inventore della cripto-moneta più famosa del web

È Craig Wright l’inventore dei Bitcoin. L’imprenditore australiano è uscito allo scoperto attraverso un’intervista rilasciata alla BBC e diffusa oggi dalle principali testate internazionali. La sua ammissione pone fine a varie speculazioni sul caso, che avevano portato a considerare persone diverse a cui attribuire la paternità della cripto-moneta.

Tutto gira intorno a Satoshi Nakamoto. È questo il nome dietro il quale, per anni, si è nascosto il creatore dei Bitcoin, la moneta non tracciabile e de-centralizzata, diffusa soprattutto nel dark web. Nel 2014 la soluzione sembrava vicina con l’individuazione di Dorian Prentice Satoshi Nakamoto, un giapponese residente in California considerato lo sviluppatore della prima catena di trasferimento della valuta digitale.  

Il Nakamoto individuato dal Newsweek nel marzo del 2014 si è rivelato non essere il vero creatore dei Bitcoin, nonostante le alte competenze in materia. La prova definitiva è arrivata con successive indagini nelle quali venne coinvolto anche Hal Finney, tecnico informatico scomparso il 28 agosto del 2014. Visto il clamore mediatico, né lui né Dorian ammisero di essere Nakamoto, seppur il coinvolgimento di entrambi nello sviluppo della cosiddetta blockchain è sempre rimasto in cima alle liste degli appassionati.

Ed è proprio Craig Wright a confermarlo oggi tra le righe: “Io sono il responsabile principale, ma altri mi hanno aiutato”. Possiamo credergli? Difficile dirlo anche se l’imprenditore ha fornito una prova tecnica molto importante: la chiave di crittografia utilizzata ai primi tempi quando i Bitcoin erano solo un progettino per una cerchia stretta di utenti. La chiave mostrata alla BBC è la stessa associata al blocco di Bitcoin creati (in gergo minati) agli albori dall’utente Satoshi Nakamoto.

Tra indiscrezioni, inseguimenti e rettifiche, la verità potrebbe essere nel mezzo con il nome di Satoshi Nakamoto non legato ad una sola persona ma a tre: Dorian, Hal e Craig. Il punto è: importa davvero conoscere il volto dell’uomo che ha fatto nascere i soldi del web? Forse no, anche perché con il tempo i Bitcoin sono diventati il simbolo di una comunità che vuole una rivoluzione culturale ed economica ben precisa, alimentata dal basso e capace di essere considerata stabile anche dalle sfere alte della società. Certo non è priva di problemi (grazie alla non tracciabilità, i Bitcoin vengono usati dai traffici illeciti online) ma ci sono tanti big che l’hanno presa in considerazione; Tesla e Steam sono già a bordo, mentre dopo un periodo di prova Microsoft c’ha ripensato. Click a destra per conoscere come funzionano i bitcoin!

La nascita

I Bitcoin nascono nel 2009 grazie ad un anonimo conosciuto come Satoshi Nakamoto. Alla fine del 2013 in Italia debutta la Bitcoin Foundation, prima associazione nazionale dedicata alla promozione della moneta.

Gli altri

Il Wall Street Journal ha contato almeno ottanta cripto-monete diverse sul web. Tra queste Litecoin, Peercoin, Quark e Ripple. 

Come ottenere bitcoin

Il processo principale è quello di mining, che permette al computer dove è presente un portafoglio digitale di ottenere monete. Ciò avviene sfruttando la capacità di calcolo di processore e scheda video, attraverso un procedimento complesso che spesso impedisce di compiere operazioni pesante dal PC in uso. Per questo il mining classico non porta evidenti vantaggi, non quanto le piattaforme di condivisione (qui alcune) che sfruttano il calcolo distribuito per dividere il carico di lavoro. 

La blockchain

SI tratta dello storico di tutte le transazioni effettuate su piattaforma Bitcoin. È in questo modo che viene calcolato il valore totale della moneta a livello globale, una sorta di valutazione che cambia all’ammontare della disponibilità e non per volere di organi superiori.

Moneta anonima

A differenza delle valute classiche internazionali, i Bitcoin non rispondono ad un ente centrale visto che sfruttano un database condiviso (blockchain) e distribuito tra i nodi della rete. Il sistema usa la crittografia per rendere le transazioni non rintracciabili, ovvero non legate ad un certo utente (se non agli occhi dei due transazionisti) e non monitorabili dall’esterno.

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