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I libri (più belli) della settimana: questioni d'arte, fotografia e filosofie

Sull'etica dell'opera, ma, ancor prima, sulla introvabile definizione. Prima di entrare nei musei o di visitare una città

Nigel Warburton, La questione dell'arte

Eccoli i libri da mettere sul comodino questa settimana. C'entra l'arte, anche se non da sola. E non solo l'arte.

Il primo titolo di questa settimana non è una nuova uscita, è invece un libro del 2003 pubblicato in Italia da Einaudi nel 2004 ed è parte dell'irrinunciabile catalogo della collana Pbe.

Si tratta di una guida di pensiero alla scoperta dell'arte: quando è arte? Cosa la rende arte?
Quali sono le teorie sulla "Questione dell'arte"?
In verità, secondo Warburton, filosofo e divulgatore di filosofia, noto soprattutto per i suoi Philosophy bites (@philosophybites), è più importante chiedersi e analizzare cosa rende una specifica, singola opera, un'opera d'arte, più che "perdersi" - come per altro lui fa per quasi cento di pagine per trovare una definizione generale e universale.
"La questione dell'arte" è un bel compagno da leggere la sera prima di andare a visitare mostre e musei. Soprattutto perché aiuta a interrogarsi su quello a cui pensiamo quando pensiamo l'arte: che, non deve sorprenderci, è concetto assai controverso.

Nigel Warburton, La questione dell'arte, Einaudi. pp 132

Ermanno Bencivenga, Il bene e il bello

Un altro breve libro di un filosofo che si interroga sull'arte. In questo caso in modo ancora più specifico, sulla possibilità di legame fra l'opera e la morale.
Passione e giudizio per scoprire e leggere il significato etico delle immagini.

Interessante confrontare i due libri, lo stile distante dei due filosofi, con Warburton, legato ai doveri dell'"analitico": ogni affermazione teorica va misurata e messa alla prova con le possibili confutazioni, in un esercizio di rigore che però porta a una conclusione di modestia. Bencivenga invece è più difficile da seguire nel suo argomentare, anche se la lettura è più suggestiva e ambigua.

Ermanno Bencivenga, Il bene e il bello. Etica dell'immagine, Il Saggiatore, pp 159

Silvio Perrella, Doppio scatto

Napoli vista da alcune fotografie dell'autore e da parole a esse dedicate. Luoghi ripresi e descritti, In un confronto continuo che mette alla prova forza ed efficacia dei due linguaggi: visivo e scritto (il secondo scatto del titolo).
Le fotografie sono come appunti, come quelli che "i viaggiatori di una volta prendevano disegnando".

Come ha scritto Giorgio Ficara sul domenicale del Sole 24 Ore del 26 luglio 2015, Perella è come se proponesse la "fotografia come il grado più alto e incontrovertibile di percezione della realtà e accesso al linguaggio". Forse, continua Ficara, ciò che vediamo in una foto è per certi aspetti più vero di ciò che crediamo di aver visto e di quel che vorremmo dire scrivendo.

Silvio Perrella, Doppio scatto, Bompiani, pp 504

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