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Oggi due professori associati dell'Università di Hong Kong, il sociologo Benny Tai Yiu-ting e il giurista Chan Kin-man, insieme al reverendo della Chiesa battista Chu Yiu-ming, si sono fatti rasare pubblicamente la testa in segno di sfida verso il governo centrale cinese. È solo l'ultima delle numerose proteste e iniziative che stanno andando in scena nella regione amministrativa speciale cinese di Hong Kong contro la decisione, presa il 31 agosto scorso dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo di Pechino, di imporre una serie di limitazioni alla libertà di scelta nelle elezioni per il capo del governo locale previste per il 2017.

 

In base alle decisioni cinesi , agli abitanti dell'ex colonia britannica verrebbe garantito il suffragio universale, ma potrebbero concorrere alla carica solo 2 o 3 candidati precedentemente selezionati da almeno la metà dei 1200 membri di un comitato elettorale centrale, tra coloro che "amino la patria e si impegnino a garantire la stabilità". Una regola che di fatto limiterebbe le candidature ai soli soggetti graditi a Pechino e che nella società di Hong Kong è vista come un tradimento dei patti sottoscritti da Cina e Gran Bretagna nel 1997, dopo il trasferimento di sovranità seguito alla fine dei 156 anni di dominio coloniale inglese, e come uno schiaffo ai militanti per la democrazia, da mesi impegnati per chiedere libere elezioni.

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