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"La responsabilità è mia, ma stiamo attenti all'instabilità  scaturita dalle rivoluzioni arabe". Con determinazione, ma anche con la voce a tratti rotta dall'emozione, quasi arrivando alle lacrime, Hillary Clinton ha oggi difeso con forza il modo in cui lei e l'amministrazione Obama hanno gestito la crisi scaturita dall'attacco dell'11 settembre 2012 al consolato Usa a Bengasi, in cui sono morti l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani, assumendosene la responsabilità.


Ha ripercorso le tappe della crisi nel corso di un'audizione davanti alla Commissione esteri del Senato, compiendo probabilmente il suo ultimo delicato atto da Segretario di Stato. Rintuzzando gli attacchi di alcuni senatori repubblicani, secondo cui l'Amministrazione avrebbe ingannato gli americani non dicendo sin dall'inizio che si trattava di un atto di terrorismo, Clinton ha risposto, alzando il tono della voce: ''Con tutto il rispetto dovuto, il fatto è che quattro americani sono morti'' e questo se sia successo a causa di una violenza scaturita da manifestazione di protesta spontanea o da un'azione terroristica pre-organizzata, ''a questo punto che differenza fa?''. Ora, l'essenziale è portare i terroristi responsabili di quanto è accaduto davanti alla giustizia e fare in modo che una cosa del genere non si ripeta e su questo ''non ci sono dubbi''.


Clinton difeso ancora una volta anche l'ambasciatore Usa all'ONU, Susan Rice, accusata di aver detto, sei giorni dopo la strage, che non c'erano conferme si fosse trattato di un atto di terrorismo e per questo esclusa dalla successione a Clinton, al cui posto il presidente Obama è stato di fatto obbligato a scegliere John Kerry. ''Sono state sollevate accuse contro l'ambasciatrice Rice e l'Amministrazione di aver ingannato gli americani'', ma ''niente potrebbe essere più lontano dalla verità'', ha detto l'ex First Lady, apparsa in buona salute, dopo la commozione cerebrale e il coagulo di sangue vicino al cervello causato da una caduta all'inizio di dicembre. Un incidente che ha peraltro causato il rinvio della sua audizione sull'attacco a Bengasi, che era inizialmente prevista per il 20 dicembre.


Oltre al lato combattivo, Hillary Clinton ha mostrato anche quello emotivo del suo carattere, quando ha parlato dei parenti dell'ambasciatore Chris Stevens e degli altri tre americani uccisi a Bengasi. ''Ero accanto al presidente Obama quando i marine hanno preso dall'aeroplano nella base di Andrews le bare avvolte nella bandiera americana", ha affermato la con la voce rotta dall'emozione. ''Ho abbracciato madri, padri, sorelle e fratelli e figli e figlie e vedove lasciate sole ad allevare i bambini'', ha detto ancora. Poi, respirando profondamente, dopo una breve pausa ha ripreso a parlare degli altri molteplici aspetti della vicenda.

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