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Inaugura oggi al Museo Nazionale Alinari della Fotografia (MNAF) di Firenze, la mostra dal titolo "Cose viste", che rende omaggio alla fotografa Maria Orioli, scomparsa a Roma lo scorso 4 aprile. Cento scatti in bianco e nero della fotografa "dilettante" - nelle parole dello storico e critico della fotografia Italo Zannier - "viaggiatrice – diarista di sé stessa, senza dubbi alla ricerca dell’anima della realtà piuttosto che una sia pur suggestiva cartolina”; che, energica e sensibile, "guarda da lontano e compone severe geometrie di elementi, che illustrano un pensiero, un’idea di silenzio, piuttosto che un luogo specifico."

 

Nata a Pola nel 1923, vissuta a Venezia, laureata in lingue a Ca’ Foscari, insegnante e collaboratrice del Mondo di Mario Pannunzio, Maria Orioli inizia a fotografare negli anni '60; espone per la prima volta, nel 1963, in una rassegna personale nella pionieristica galleria fotografica della Biblioteca Comunale di Milano, vedendo in seguito moltiplicarsi le occasioni espositive, in numerose sedi italiane. Proseguendo nel suo impegno di ricerca fotografica per decenni, raccoglie una grande varietà di materiale, muovendosi da Venezia alla Cina, al Marocco, all’Irlanda, alla periferia di Roma, ai borghi della Tuscia e alla Francia e ancora alla Russia e all’America. Un corposo archivio fortunatamente salvato dall’oblio e donato nel 2011 alle Raccolte Museali Fratelli Alinari.  

 

Il titolo della mostra, Cose viste, prende spunto da "Choses vues" di Victor Hugo. Come in questo volume del celebre scrittore francese, l'esposizione spazia tra i lavori realizzato nel corso di tanti anni, mostrando una grande varietà di materiali: l'obiettivo di Orioli si è posato su paesaggi, dettagli di monumenti, angoli urbani deserti o percorsi da personaggi i cui gesti e movimenti sono colti, al tempo stesso, con realismo e in una dimensione sospesa nello spazio e nel tempo.  

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