Rita Fenini

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Si intitola "Wonderful visions", meravigliose visioni, la mostra che San Gimignano dedica a Man Ray, esponente di rilievo del dadaismo e del surrealismo e senza ombra di dubbio uno dei più grandi fotografi del XX secolo.

Sperimentatore instancabile, noto anche per aver reinventato il fotogramma (da lui ribattezzato rayograph) e la solarizzazione (attraverso la quale ha restituito l’aura a corpi e forme), le fotografie di Ray - dai ritratti agli autoritratti, dai nudi agli still life sino alle foto di moda e di pubblicità - sono immagini simboliche ed enigmatiche, come se nel reale, anche il più banale, siano nascosti misteri e lati oscuri, ossia quelle “meravigliose visioni” che costituiscono il filo conduttore della mostra.

Quando

La mostra è aperta al pubblico dall'8 aprile al 7 ottobre 2018 nei seguenti giorni e orari:

  • Dal 1 Aprile al 30 Settembre 2018: 10.00 - 19.30
  • Dal 1 al 7 Ottobre 2018: 11.00 - 17.30

Dove

Ad ospitare "Wonderful visions", la Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele de Grada” in Via Folgore, 11 a San Gimignano

Perché è interessante

Curata da Elio Grazioli, la mostra racconta, attraverso le sue tappe fondamentali e alcune delle sue opere più famose, il Man Ray fotografo, ossia l'artista capace di accomunare con un unico, inconfondibile sguardo, il fotografo d'arte, quello di moda, di pubblicità, di fotografia pura.

Le oltre 100 foto in mostra, disposte in ordine cronologico, sono esposte come facenti parte di un unico percorso unitario che non rimanda ai generi, ma a quell’unico sguardo da cui sono nate tutte le opere di Ray che, poeticamente, ha scritto: “Ho tentato di cogliere le visioni che il crepuscolo o la luce troppo viva, o la loro fugacità, o la lentezza del nostro apparato oculare sottraggono ai nostri sensi. Sono rimasto sempre stupito, spesso incantato, talvolta letteralmente rapito”.

Man Ray, biografia

Vero nome Emmanuel Rudnitzky, Man Ray nasce il 27 agosto del 1890 a Filadelfia da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica.

Cresciuto a New York, dopo aver completato la scuola superiore presso la Boys' High School di Brooklyn, sceglie di dedicarsi all'arte, rifiutando così la borsa di studio in architettura che gli spetterebbe: nella Grande Mela, a partire dal 1908, lavora come grafico e disegnatore.

Nel 1912 la famiglia Radnitzky cambia il cognome in Ray, in risposta alle discriminazioni razziali subite e al sentimento anti-semita che domina in quell'epoca: Emmanuel, che da sempre viene chiamato con il soprannome di Manny, cambia definitivamente il proprio nome in Man e dai ventidue anni in poi comincia a firmare le sue opere con il nome di Man Ray, cioè "uomo saggio".

Nel 1914 compra la sua prima macchina fotografica, che utilizza per immortalare le opere da lui realizzate.

L' anno dopo ha modo di conoscere, grazie al collezionista Walter Arensberg, Marcel Duchamp, di cui diventerà grande amico e con cui darà vita al ramo statunitense del movimento Dada, sviluppatosi in Europa in segno di radicale rifiuto rispetto all'arte tradizionale: il tentativo, tuttavia, si rivela fallimentare, al punto da spingere Ray a sostenere, dopo la pubblicazione nel 1920 di un solo numero di "New York Dada", che in quella città "il Dada non può vivere".

Sempre nel 1920, Ray si sposta a Parigi, al seguito dell'amico Duchamp, che gli fa conoscere alcuni degli artisti francesi più importanti, compreso André Breton.

In Europa, Man Ray conosce un successo inatteso grazie alla sua attività di fotografo, specialmente in virtù delle sue abilità di ritrattista: personaggi di spicco della capitale francese frequentano il suo studio e davanti alla sua macchina posano artisti come Jean Cocteau, Gertrude Stein e James Joyce.

Primo fotografo surrealista, a metà degli anni '20 alterna il lavoro come fotografo di moda per "Vogue" alla ricerca artistica e all'attività di regista: si innamora, inoltre, di Alice Prin, cioè la cantante francese Kiki de Montparnasse, che nel giro di poco tempo diventa la sua modella prediletta.

Nel 1934, ha modo di immortalare anche Méret Oppenheim (famosa artista surrealista nota per la tazza ricoperta di pelliccia) in una serie di pose che la vedono in piedi, nuda, di fianco a un torchio da stampa.

Dopo aver sperimentato la tecnica fotografica della solarizzazione - con l'aiuto di Lee Miller, sua assistente fotografica e amante - con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, a causa delle sue origini ebree, Man Ray deve tornare negli Stati Uniti.

Giunto a New York, decide di spostarsi a Los Angeles, dove espone le proprie opere, insegna pittura e fotografia e prosegue nella propria ricerca artistica. Qui conosce anche Juliet Browner, ballerina di origine ebrea, con la quale va a vivere.

Al termine della guerra sposa Juliet e torna in Francia. Nel 1963 pubblica la sua autobiografia, intitolata "Self-portrait", mentre nel 1975 ha l'occasione di esporre le proprie fotografie anche alla Biennale di Venezia.

Man Ray muore il 18 novembre 1976 a Parigi: il suo corpo viene seppellito al cimitero di Montparnasse, sotto un epitaffio che dice "Unconcerned, but not indifferent" (che significa "Noncurante, ma non indifferente"). Juliet morirà nel 1991 e verrà sepolta nella stessa tomba, sotto l'epitaffio che recita "Together again", "Ancora insieme".

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