Quella di Sandro Becchetti è un fotografia lirica: supera la realtà e intercetta la potenza della poesia. Nei suoi scatti il tempo, la parola e l’immagine si nutrono l’uno con l’altro, in un continuo divenire circolare. Ed è proprio grazie al suo talento post-realista che Becchetti si è affermato come uno dei principali fotografi del Novecento.

Nasce a Roma nel 1935. Inizia l’attività di fotografo nella seconda metà degli anni Sessanta, documentando la realtà sociale, politica e culturale del nostro Paese. Collabora con testate italiane (tra cui “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il mondo”, “Secolo XIX”, “L’Astrolabio”, “Sipario”, “Messaggero”), giornali stranieri (“Life”, “Libération”), France Presse, Bbc e Rai.

Nel 1980 decide di interrompere l’attività di fotografo. Da allora, per quindici anni, si occupa prevalentemente dell’arte del legno. Sporadicamente scrive per la televisione soggetti di fiction.
Becchetti è apprezzato anche da straordinari protagonisti del secolo breve. Famosi sono i suoi ritratti ad Alfred Hitchcock, Andy Wahrol, Pier Paolo Pasolini, François Truffaut, Federico Fellini. E poi le periferie della Roma pasoliniana, i paesaggi umbri, le Acciaierie di Terni negli anni Settanta.

In Umbria ha scelto di vivere fino al 2013, anno della sua scomparsa a Lugnano in Teverina, pochi giorni prima dell’inaugurazione di una sua mostra personale alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia.  

E fino al 24 marzo 2018 Terni lo celebra con la personale “L’inganno del vero”, un progetto di Opera Laboratori Fiorentini, promosso dal Comune, curato da Valentina Gregori e da Irene Labella, con la collaborazione dell’associazione culturale Primavere Urbane e di Sistema Museo. Ospitata dal CAOS, la mostra ripercorre l’intera attività artistica di Becchetti, sia come fotografo sia come scrittore, e lo fa attraverso un doppio percorso espositivo fatto di immagini e parole. Un percorso di immagini ed emozioni. In alto, una galleria parziale delle sue opere.

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