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Apre al pubblico il 30 maggio alla Villa Reale di Monza la mostra fotografica NOMACHI Le vie del sacro, che in un percorso espositivo articolato in 7 sezioni (Ande, Tibet, Nilo, Sahara, Islam, Etiopia e Gange) propone circa 200 scatti del fotografo giapponese Kazuyoshi Nomachi, immagini raccolte nel corso di un lungo viaggio da documentarista, iniziato con un'avventura nel Sahara all'età di venticinque anni.

Al centro della mostra antologica, la sacralità dell’esistenza quotidiana: un’esperienza vissuta dall’artista in terre tra loro lontanissime, ma accomunate da quella spiritualità che dà un ritmo e un senso alle condizioni di vita più dure. Per oltre 40 anni, l'artista ha rivolto la sua attenzione alle più diverse culture tradizionali, espressione di popoli che abitano nelle terre più aspre, ai quattro angoli del mondo, con una ricerca intorno al tema "della preghiera della ricerca del sacro", sapendo cogliere la spiritualità che percorre quei paesaggi di unica e straordinaria bellezza, dove i ritratti e le figure umane assumono una dignità assoluta e si fondono con il contesto in composizioni quasi pittoriche, dominate da una luce abbagliante, reale e trascendentale al tempo stesso.

 Kazuyoshi Nomachi

Nato in Giappone nel 1946 a Mihara, un villaggio nel Distretto di Hata, nella Prefettura di Kochi, Nomachi studia alla Kochi Technical High School e inizia a scattare fotografie fin dall’adolescenza, studiando poi fotografia con Takashi Kijima. Nel 1971 inizia la sua carriera come fotografo pubblicitario free-lance. L'anno successivo compie il suo primo viaggio nel Sahara, dove rimane colpito dalle dure condizioni di vita degli abitanti di un ambiente così ostile. Decide a quel punto di dedicarsi al foto-giornalismo. Dal 1980 guida la sua ricerca lungo il Nilo Bianco, dal delta fino alla fonte in un ghiacciaio dell’Uganda, poi lungo il Nilo Blu fino alla sorgente negli altopiani dell’Etiopia. Strada facendo, egli cattura nei suoi scatti la forza dell'ambiente e della gente di questa vasta regione dell’Africa. Dal 1988 rivolge la sua attenzione all'Asia. Mentre esplora le aree occidentali della Cina, viene attratto dalle popolazioni che vivono nelle estreme altitudini del Tibet e dal Buddismo. Questo incontro lo porta, fra il 2004 e il 2008, a visitare quasi l’intera area di cultura tibetana, spingendosi poi alla scoperta delle origini nelle terre del sacro Gange, dove nacque l’Induismo. Dal 1995 al 2000 Nomachi accede alle più sacre città dell'Islam e viaggia per cinque anni in Arabia Saudita, avendo l’opportunità di fotografare il grande pellegrinaggio annuale alla Mecca e a Medina. È stato così il primo a documentare in modo così ampio e approfondito il prodigioso pellegrinaggio di oltre 2 milioni di musulmani verso la loro città santa, la Mecca. Dal 2002 visita anche gli altopiani delle Ande, il Perù e la Bolivia, per indagare l’intreccio fra cattolicesimo e civiltà Inca. Raccolte in 12 grandi edizioni antologiche, le sue fotografie sono pubblicate in tutto il mondo e appaiono nelle principali riviste di fotografia, come The National Geographic, Stern e GEO. I lavori realizzati nel Sahara, lungo il Nilo, in Etiopia, in Tibet e in Arabia, hanno suscitato negli anni una grande ammirazione, anche nei paesi occidentali e hanno vinto numerosi premi.

NOMACHI
Le vie dell’anima
Reggia di Monza – Serrone della Villa Reale
Viale Brianza 2
30 maggio-8 novembre 2015

Il catalogo è pubblicato da National Geographic Italia.




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