Apre oggi al PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano la prima grande retrospettiva italiana del fotografo canadese Jeff Wall, proposta con il titolo Actuality . Le 42 opere in mostra, alcune presentate per la prima volta in Italia, tracciano il percorso creativo di uno fra gli artisti contemporanei più innovativi degli ultimi trenta anni.


Entrato ormai a far parte di importanti collezioni internazionali, Jeff Wall “ha trascinato la fotografia fuori dai confini del proprio mondo, facendola approdare all’arte contemporanea”, afferma il curatore della mostra Francesco Bonami “ed è stato forse il primo artista ad usare la fotografia avvalendosi delle nuove tecnologie digitali, pur non mostrandole mai nel proprio lavoro”.


I suoi famosi “lightbox”, mutuati dal linguaggio pubblicitario tipicamente americano e segno riconoscibile del suo lavoro, sono solo una parte della vastissima produzione del fotografo che inizia nel 1978. Pioniere della fotografia concettuale o post-concettuale della cosiddetta “ Scuola di Vancouver”, con le sue riflessioni Wall ha aperto la strada ad innumerevoli altri artisti influenzandoli con il suo lavoro.


Le opere di Wall esplorano campi diversi, che spaziano dai temi sociali a quelli politici. La violenza urbana, il razzismo, la povertà, le tensioni sociali, la storia: sono tutti soggetti che l’artista osserva e rappresenta con precisione e profondità, “mantenendo però un approccio molto simile a quello dei pittori dell’Ottocento”, sottolinea Bonami, perché “le foto di Wall hanno sempre una dimensione pittorica e fisica che spesso riporta ai quadri di Manet, Courbet e di altri protagonisti dell’arte Moderna”. Alcuni infatti lo hanno definito “pittore della vita moderna“, citando la definizione che Charles Baudelaire aveva dato agli artisti del suo tempo.


All’iniziale interesse per paesaggi al limite tra natura e realtà urbana, si aggiunge la riproduzione di scene drammatiche ritratte in uno stile narrativo, come Mimic (1982) o Insomnia (1994). Nel corso degli anni Wall lavora sulla concettualizzazione di scenari e fenomeni della vita quotidiana, da quelli apparentemente insignificanti, come in Morning Cleaning Barcelona (1999) o A woman Consulting a catalogue (2005) a quelli più mondani di Ivan Sayer ( 2009) o In front of a Nightclub (2006). Dai suoi scatti emerge una predilezione per gli angoli che sembrano dimenticati e abbandonati, come le finestre sbarrate di Blind Window o i muri scrostati che ritroviamo nella serie Diagonal Composition (1993 – 2000), fino alla riproduzione di dettagli che passano inosservati, come A Sapling supported by a Post (2000) o Clipped Branches (1999).


In mostra insieme ai lightbox anche le stampe fotografiche, alcune scelte tra le produzioni in bianco e nero, come l’arido paesaggio di Hillside Sicily ( 2007), una delle riproduzioni più grandi di Wall. Le composizioni sono sapientemente costruite in studio, risultato della pianificazione di ogni dettaglio da parte di Wall e di giorni, a volte settimane, di prove e shooting. L’artista interviene alterando digitalmente molte delle sue creazioni, tuttavia le scene rappresentate sembrano afferrate dalla realtà e dalla quotidianità. Raffinato conoscitore della storia dell’ arte e autore di saggi e testi critici, il fotografo spesso ricorre a citazioni di grandi capolavori del passato o a ricostruzioni di scene trovate in famosi romanzi.


Curata da Francesco Bonami e prodotta da Comune di Milano – Cultura Moda Design e CIVITA, la mostra sarà aperta fino al 9 giugno 2013.

Il catalogo della mostra è edito da Electa.


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Jeff Wall (Vancouver, 1946) ha studiato storia dell’arte all'University of British Columbia di Vancouver e presso il Courtauld Institute di Londra. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre internazionali: presente a Documenta Kassel e alla Biennale di Venezia, è stato protagonista anche di mostre personali nei principali musei del mondo, come il MoMA di New York (2007), l'Art Institute di Chicago, il Deutsche Guggenheim di Berlino (2007) il San Francisco Museum of Modern Art (2008) e la Tate Modern di Londra (2005).  

Ha ricevuto molti riconoscimenti, tra cui il Paul de Hueck and Norman Walford Career Achievement Award for Art Photography (2001); l’Erna and Victor Hasselblad Foundation International Award in Photography conferito dall’Ontario Arts Council del Canada (2002) e il Roswitha Haftmann Prize for the Visual Arts (2003). Vive e lavora a Vancouver.

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