Photo Department

-

La Laura Bulian Gallery di Milano presenta La Mia Mosca, mostra personale del fotografo russo Igor Mukhin - a cura di Elio Grazioli - che propone una serie di scatti in bianco e nero che raccontano la vita della capitale russa, tra cui una selezione di opere recentemente pubblicate nel libro La mia Mosca. Fotografie 1985-2010, edito da Thames & Hudsoned.


Partiamo dalla moschea bianchissima (Piazza Rossa, I comunisti celebrano la giornata della morte di Lenin, 1998) – a metà tra un fantasma del passato e il castello di una Disneyland immaginaria – incombente sui volti di Lenin e su quelli dei manifestanti nella Piazza Rossa. Sospesi tra lo spettro e il reale, qualunque esso sia, in tutta la sua contraddizione insondabile, pare il tono di tutte le immagini del libro di Mukhin, di fronte alle quali viene spesso da chiedersi: stiamo sognando? o piuttosto loro stanno sognando?
La Mosca di Mukhin è un crogiolo in ebollizione: tutto è compresente, tutto è possibile.Volti dalle espressioni indefinibili, sorrisi sfacciati o pensosità inafferrabili, spesso corpi a cui il bordo superiore della foto taglia la testa, Mukhin è dentro la scena, ma al tempo stesso estraniato,fa parte del gruppo e della città, ma li guarda come se li vedesse per la prima volta. Sembra chiedersi a sua volta: cosa pensano? cosa provano? perché?

La mia Mosca è l’ampliamento del suo progetto precedente, significativamente intitolato È difficile essere giovani. Qui, si potrebbe dire, è difficile avere qualsiasi età. Oppure: è difficile essere giovani fotografi. Come guardare e restituire infatti una realtà e una società così complessa estratificata, mescolata e in trasformazione? Soprattutto come rappresentarla senza moralismi e riduzioni sociologiche, luoghi comuni sul dopo perestroika, nostalgia, libertà e perdita di riferimenti? La risposta è nella posizione stessa di Mukhin, così classica da un certo punto di vista, e al tempo stesso nuova proprio per l’atteggiamento, per lo sguardo.

Trasformazione significa appunto questo avere ancora in sé i segni del passato eppure essere già diverso, altro; ma anche sentirsi strano, in evoluzione, e vedere il mondo come sospeso tra un essere effettivo e un non finito, aperto a esiti imprevedibili. Non c’è ironia in Mukhin, piuttosto aderenza e condivisione: quando i soggetti sono felici Mukhin ci trasmette manifestamente questa gioia, quando sono tristi diventa anche lui sognante; è pure lui sospeso tra entusiasmo e nostalgia, pure lui in trasformazione. Anche nel suo caso la dimensione documentaria è del tutto superata da quella poetica: più che eventi qui abbiamo l’antropologia delle ragioni stesse del vivere.

Ci sono i forti contrasti tra excomunismo e neo capitalismo, i nostalgici del regime sovietico, quelli del nazismo e quelli del misticismo; ci sono i comportamenti giovanili punk e quelli più naïf dei ritrovi e delle feste; c’è il lavoro e il tempo libero; c’è la strada e ci sono i locali; c’è la trasgressione e c’è il conformismo; ma tutto ha un’aria non convenzionale, tutto appare comune e al tempo stesso inconsueto, mai drammatico, ma piuttosto irrisolto.

L’immagine che ci sembra la chiave è Giorno in città, 1988: la striscia bianca del centro della strada la domina netta; in alto i corpi senza testa di persone checamminano, una delle quali ostentatamente sulla riga; il piano bagnato della strada riflette delle figure nere che non sono quelle delle persone, ma sembrano di nuovo le torri della moschea della Piazza Rossa, questa volta nerissime e rovesciate; è l’origine e insieme la meta di quelli che camminano, il loro destino, reale e fantasmatico al tempo stesso.”

(Estratto dal testo “Comunità in trasformazione”, in Fotografia Europea: Vita comune , catalogo della manifestazione omonima di Reggio Emilia, Electa, Milano 2012)


Inaugurazione mercoledì 8 maggio 2013, ore 18.30

In mostra fino al 6 luglio 2013
Orario: Martedì – Sabato, ore 15.00 - 19.00, mattine su appuntamento.

www.laurabuliangallery.com

Via Montevideo 11 - Milano

© Riproduzione Riservata

Commenti