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Situata a circa 15 km dal porto di Nagasaki, nel Mar Cinese Orientale, l'isola di Hashima è oggi completamente disabitata. Colonizzata a partire dal 1887, per sfruttarne i giacimenti minerari di carbone, nell'aprile del 1974 venne totalmente abbandonata in seguito alla chiusura delle attività estrattive, quando nell'economia giapponese il carbone lasciò il passo al petrolio. Per circa 35 anni dalla chiusura del polo minerario, accedervi rimase proibito (farlo poteva costare fino a trenta giorni di carcere). Il governo giapponese abolì definitivamente il divieto di accesso nel 2009 e da allora l'isoletta è possibile meta di brevi itinerari turistici.

 

Per via della sua conformazione e dell'alto muraglione protettivo costruito lungo il suo perimetro, l'isola ricorda una corazzata militare: in Giappone è conosciuta per questo come "Gunkanjima", che significa "Isola a forma di nave da battaglia". Nel 1959, vent'anni prima di divenire il luogo spettrale che appare oggi, sulla sua minuscola superficie abitavano 5.259 abitanti, con una densità abitativa tra le più alte al mondo. La storia dell'isola, oggi amata in particolare dagli appassionati di "archeologia industriale", ha conosciuto anche pagine buie: all'epoca della Seconda Guerra Mondiale, a sostituire i minatori giapponesi arruolati al fronte, vennero mandati sull'isola prigionieri di guerra coreani e cinesi, costretti ai lavori forzati. 

 

In questa gallery, un assaggio della visita virtuale  resa possibile dalle immagini a 360° realizzate dai Trekker di Google Street View, tra i resti dei suoi edifici di cemento armato abbandonati, divorati dai venti, dalle mareggiate e dall'incuria.

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