Continua la protesta all'interno del Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma, dove decine di immigrati si sono cuciti le labbra con ago e filo, nel rivolgere un disperato appello al governo affinché riduca il tempo di permanenza all'interno dei Cie e perché al loro interno siano rispettati i più elementari diritti umani, violati da detenzioni sostanziali che durano fino a 18 mesi, in strutture ritenute vecchie e inadeguate dai loro stessi responsabili. Una protesta estrema che continua ad essere portata avanti da dieci "ospiti" della struttura, mentre altri 30 sono in sciopero della fame da sabato 21 dicembre.

 

Le foto scattate ieri da Angelo Carconi e diffuse oggi da ANSA. 

 

L'Unione Camere penali ha evidenziato che le motivazioni del trattenimento in un Cie appaiono al "trattenuto'" incomprensibili, "e in effetti tali sono, sia perché la dichiarata esigenza di identificazione è chiaramente pretestuosa, trattandosi di persone note, sia perché la misura viene applicata in modo spesso casuale ed appare dettata più dall'intento di trasmettere un demagogico messaggio di severità in tema di immigrazione che da reali esigenza di sicurezza". "L'unica misura che risulta adeguata per ricondurre i Cie allo standard di un paese civile - proseguono - è, semplicemente, la loro chiusura. 

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