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La vita degli indigeni della tribù Munduruku che risiedono lungo il corso del Tapajós, nel cuore della foresta Amazzonica, nel territorio dello Stato del Parà, in Brasile, dipende in buona parte dalle acque di questo fiume, da cui ricavano il pesce e che usano come via di comunicazione. Da anni incombe su di loro la minaccia della costruzione di sette dighe idroelettriche lungo il corso del fiume, previste da un progetto sostenuto dal governo.

Con indigeni di altre tribù e aree della Foresta Amazzonica e con il sostegno di numerosi attivisti ambientalisti si sono impegnati nel movimento contro questa e le altri grandi dighe che, come quella di Belo Monte sul fiume Xingu e quelle sul fiume Madeira, sono ritenute distruttiv​e per la foresta pluviale, le riserve e i parchi nazionali, oltre che per le terre dove i nativi abitano da sempre. 

In particolare, la diga idroelettrica di São Luiz, con una capacità installata pianificata di 8.040 megawatt, sarebbe  la più grande delle sette dighe lungo il Tapajós. Una corte federale ha ordinato di recente la sospensione dei lavori, in risposta a un'azione legale mossa dagli indigeni, che però non si fermano e chiedono certezze. Dopo che alcune settimane fa, muniti di machete e GPS, avevano delimitato in modo autonomo quelle che considerano le loro "terre ancestrali" (un territorio dell'Amazzonia brasiliana pari a circa 180 mila ettari), nei giorni scorsi hanno dato vita, in collaborazione con Greenpeace, a una "carovana di resistenza" per fermare la realizzazione della super diga. Centinaia di indigeni che vivono ​intorno a​l fiume sono giunti in barca a São Luiz do Tapajós dalle rispettive aree di residenza - che verrebbero sommerse dalla diga - per esprimere ancora una volta la loro contrarietà al progetto. Sul letto del fiume hanno formato con delle pietre la scritta "Tapajós Livre". Il reporter Mario Tama li ha fotografati durante questa iniziativa.

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