Vita quotidiana ad Alexandra, Johannesburg
Vita quotidiana ad Alexandra, Johannesburg
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Vita quotidiana ad Alexandra, Johannesburg

Dal Sudafrica, un reportage fotografico di Kim Ludbrook tra le strade di "Alex",  il sobborgo dove un tempo abitò anche lo studente Nelson Mandela

Alexandra, la township di Johannesburg comunemente chiamata "Alex" dai suoi abitanti, è uno dei principali sobborghi che sorgono oltre i bordi della città, costruiti nei primi anni del '900 per essere abitati esclusivamente da cittadini non-bianchi (neri ed indiani), pietra miliare delle politiche attuate dal regime di apartheid chiusosi nel 1990, con la liberazione di Nelson Mandela dopo 27 anni di prigionia e con la sua successiva elezione a capo dello Stato.

 

La fama di Alex è legata principalmente al fatto che nel 1943 Nelson Mandela, giunto a Johannesburg da Qunu, nel Capo Orientale, per studiare all'Università del Sudafrica, ha vissuto qui per un breve periodo, in una stanza presa in affitto presso la famiglia Xhoma, prima di spostarsi a Soweto. Nel corso della battaglia per le pari opportunità della popolazione nera, la township di Alexandra, come - tra le altre - quella di Diepsloot e di Soweto (abbreviazione di South Western Township, Township di sud-ovest), il più noto "sobborgo nero" della capitale, sono state teatro di molte insurrezioni violente. 

 

Dai giorni bui dell'apartheid, "Alex" ha fatto però molta strada: nonostante sia una delle aree urbane più povere del Paese, attraversata dall'inquinatissimo fiume Jukskei, è oggi una colorata borgata - in senso sia letterale, sia figurato - abitata da una comunità assai vivace, dove i bambini giocano all'aperto, gli adulti si ritrovano abitualmente per strada per fare una partita a carte o a scacchi, e lo spirito dell'Ubuntu aleggia ancora nell'aria, in netto contrasto con i complessi residenziali abitati dalle classi medie, recintati di mura protettive e filo spinato. 

 

Le foto di Kim Ludbrook.

EPA/KIM LUDBROOK

Alexandra Township, Johannesburg, Sudafrica, 16 ottobre 2013. 

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