Economia

Zone terremotate: come funzionerà il social bond di Cdp

Avrà un valore di almeno 500 milioni di euro e permetterà di concedere prestiti per la ricostruzione a interessi agevolati

Terremoto: Amatrice a sei mesi dal sisma

Giuseppe Cordasco

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Prende corpo e forma il lancio sul mercato del primo social bond ideato dalla Cassa depositi e prestiti che tra le altre cose dovrebbe servire a supportare la ricostruzione delle zone del Centro Italia colpite dai terremoti dell’agosto e dell’ottobre del 2016.

Si tratta di una misura di cui si parlava da tempo, e che in molti giudicavano positivamente perché avrebbe permesso di mettere a disposizione di privati e imprese un plafond di risorse finanziarie ottenibili a interessi ridotti.

Ora come detto, il progetto sta per diventare realtà grazie a Cdp che dal prossimo 8 novembre inizierà un road show finanziario per presentare il bond in questione. Vediamo nel dettaglio quali saranno le sue caratteristiche e come potrà essere utilizzato.

Un fondo da almeno 500 milioni

Cdp non ha ancora reso noto ufficialmente quale valore dovrà avere il bond che starebbe per lanciare sul mercato. In ogni caso, stiamo parlando di risorse per non meno di 500 milioni di euro. Una cifra del tutto plausibile se si pensa alle dimensioni del problema legato alla ricostruzione e alla messa in sicurezza delle abitazioni in zone sismiche del nostro Paese.

Solo per citare qualche numero significativo, basti pensare infatti che la ricostruzione delle aree colpite da terremoti e la ristrutturazione anti sismica in tutto il territorio nazionale interesserebbero attualmente non meno di 12 milioni di unità abitative con investimenti stimabili in ben 100 miliardi di euro.

Quelli legati alla prevenzione sarebbero però soldi ben spesi, se si considera che secondo l’ufficio studi della Camera dei deputati in 48 anni sarebbero stati spesi circa 121 miliardi di euro solo per ricostruire ciò che i terremoti hanno distrutto.

Non solo terremoti

Ma a sfruttare i fondi agevolati che potrebbero essere messi a disposizione della collettività tramite il social bond non ci sarebbero solo cittadini e imprese delle zone terremotate.

Nelle intenzioni dei vertici di Cdp infatti, tra gli obiettivi ci sarebbe anche il finanziamento di progetti dedicati alle piccole e medie imprese a sostegno dell’occupazione, senza considerare che parte dei fondi potrebbero essere rivolti anche ad investimenti da realizzare nelle Regioni italiane più in difficoltà.

In ogni caso se ne saprà di più il prossimo 13 novembre quando si concluderà a Milano il road show di presentazione del bond, gestito tra l’altro da due colossi finanziari quali Hsbc e Société Generale, e si conoscerà anche la data esatta per il lancio sul mercato del bond stesso.

Perché la Cdp

Le ragioni che spingono le istituzioni pubbliche a fare in modo che sia la Cassa depositi e prestiti a farsi carico del lancio del bond sono presto dette: le risorse che in questo modo sarebbero messe a disposizione del Paese non rientrerebbero nell’alveo del debito pubblico.

Una modalità d’azione che tra l’altro ci metterebbe al passo con formule simili già utilizzate in Paesi del Nord Europa. Esempio classico è la Kreditanstalt für Wiederaufbau, la mastodontica banca di sviluppo tedesca che è stata il motore della ricostruzione e dello sviluppo dell’economia teutonica, e che con attivi per oltre 500 miliardi di euro è da sempre considerata fuori dal bilancio statale.

Tra l’altro, a rendere se possibile ancora più sopportabile lo sforzo di Cdp, ci sarebbe il fatto che il suo debito sarebbe legato a politiche di sviluppo, che, nello specifico delle zone terremotate, potrebbe creare non solo nuove abitazioni ma anche produzione e occupazione, con conseguenti maggiori introiti fiscali.

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