Ecco perché i poveri in Europa sono sempre più poveri

Un basso livello di formazione e un sistema che non aiuta le imprese allargano le distanze, secondo il rapporto della Banca Mondiale

Povertà

Un gruppo di senzatetto - 16 marzo 2018 – Credits: TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images

Stefania Medetti

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Un nuovo studio firmato dalla Banca Mondiale mette in guardia l’Unione Europea sulla crescente distanza che separa i suoi cittadini più ricchi da quelli più poveri. Intitolato “Growing United: upgrading Europe’s convergence machine” (Crescere uniti: potenziare la macchina della convergenza in Europa) e rilanciato da Forbeslo studio evidenzia come i vincitori della competizione alimentata dalla tecnologia siano i lavoratori che guadagnano di più nelle aziende più avanzate e nelle regioni più ricche dell'Unione Europea.

Il gap è sempre più ampio

Il tutto, mentre la disoccupazione continua a crescere, alimentando le file di poveri in alcune delle regioni del continente. Il 10% dei cittadini europei più poveri, infatti, ha visto calare il proprio reddito del 7%. Il 10% dei più ricchi, invece, ha beneficiato di un incremento del 66%. In pratica, l'Europa sta crescendo, ma non tutti gli europei traggono vantaggio di questa tendenza.

Le radici dell’ineguaglianza

L’ineguaglianza fra i cittadini europei ha cominciato ad aumentare a partire dagli anni Novanta, quando i redditi più bassi hanno iniziato a perdere terreno nel mercato del lavoro. Parallelamente, con il nuovo millennio, le distanze nella produttività fra i paesi del Nord e del sud Europa si sono allargate.

Un cambio di paradigma

Le ragioni, secondo il report della Banca Mondiale, sono da ricercare nelle sviluppo tecnologico che apre molte porte a lavoratori specializzati e alle aziende più tecnologie. Si capisce, dunque, perché le aree che offrono meno opportunità per costruire le competenze più rilevanti per il mercato e quelle incapaci di offrire un ambiente che aiuta l'impresa a prosperare sono quelle che perdono terreno.

Le raccomandazioni per l’Ue

A partire dal 2003, la Banca Mondiale registrato una contrazione del 15% dei lavori manuali e un corrispondente incremento in lavori analitici e creativi, un trend che continua ad accelerare. Da qui la raccomandazione ai governi di investire sulla formazione dei lavoratori per prepararli alle nuove professioni in un mercato che evolve velocemente. Nella metà dell’Unione Europea, oltre il 20% dei 15enni non raggiunge un livello minimo di competenze nella lettura e nella matematica.

Più sostegno alle imprese

Lo studio invoca dunque riforme radicali nel sistema della formazione per preparare i cittadini più giovani a competere e per interrompere il ciclo della povertà, ma allo stesso tempo sono necessarie nuove regole, soprattutto nei paesi del sud Europa, per rimuovere gli ostacoli alla crescita delle aziende, alla creazione di posti di lavoro e alla possibilità di attirare investimenti dall’estero.

Per saperne di più:

- Povertà, in Europa aumentano le differenze

- Perché le famiglie italiane sono sempre più povere


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