Economia

WindJet cerca il cavaliere bianco

Fallita la negoziazione del Governo, Alitalia dice no. WindJet valuterà altre strade

Andrea Ragnetti e Roberto Colaninno, amministratore delegato e presidente di Alitalia (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

Il dossier con Windjet non si può riaprire. Non usa mezzi termini Andrea Ragnetti, amministratore delegato di Alitalia, prima di entrare al Ministero per lo sviluppo economico dove con il Ministro Corrado Passera, si è cercato di recuperare l'irrecuperabile: salvare l'accordo mai andato a buon fine tra Alitalia e Windjet per un'acquisizione della seconda da parte della prima.

E infatti, non si è arrivato a nulla. L'incontro è terminato con l'indicazione che WindJet andrà avanti da sola. L’amministratore delegato Stefano Rantuccio, ha chiuso l'incontro dicendo che valuterà altre manifestazioni di interesse che sostiene di aver  ricevuto, creando una società (Newco) in cui conferire le attività da cedere.

Lo stato di salute della compagnia e il fallimento delle trattative con Alitalia ha portato alla situazione di questi giorni con lo stop dei voli del vettore catanese da un giorno all'altro (era sabato 11 agosto), 300 mila passeggeri a terra, oltre 504 dipendenti che si sono trovati precari improvvisamente, l'aeroporto di Catania a leccarsi le ferite dato che il 30% del traffico dipende da WindJet, i tour operator in panne sia italiani sia stranieri (soprattutto russi che stanno già calcolando circa 1 milione di euro di perdite se la compagnia non dovesse essere salvata).

Ragnetti respinge ogni accusa rivolta in questi giorni ad Alitalia: "Soltanto un ingenuo - ha detto - può pensare che Alitalia abbia cercato scientemente di far fallire WindJet, che invece è fallita o fallirà semplicemente per cattiva capacità gestionale". E ricorda che in tre giorni Alitalia ha riprotetto 6.700 passeggeri di WindJet con costi pari a 80 mila euro al giorno. "Saremmo disponibili ad andare avanti sulla base di un precedente accordo, ma il problema è che questa è un'azienda che non esiste neanche più, non ha nemmeno gli aerei", è andato giù duro Ragnetti.

"Noi non abbiamo mai cambiato idea, ma niente di tutto ciò che avevamo richiesto si è avverato entro il 29 giugno (data ultima per dare vita alla dichiarazione di intenti, ndr). Faticosamente abbiamo trovato un nuovo accordo il 2 agosto, però non è stato rispettato neanche quello. A un certo punto la pazienza finisce''.

Secondo l'ad di Alitalia, WindJet è "un'azienda ridotta molto molto male. Lo abbiamo scoperto nei mesi, al ritmo di una scoperta al giorno. Adesso c'è solo un avviamento commerciale e ci sono, spero, degli slot, anche se abbiamo scoperto che non tutti operano legalmente".
In effetti WindJet, che ha lasciato a terra i suoi 504 dipendenti, è nata con 13 milioni di debiti che sono diventati oggi circa 140 milioni. Gli ultimi tre bilanci sono stati chiusi in perdita, dai 3 milioni di rosso del 2010 ai 10 del 2011. I debiti sono per lo più nei confronti dei fornitori: solo la Sac, la società di gestione dello scalo di Fontanarossa vanta crediti per 7 milioni, l'azienda che gestisce l'aeroporto di Rimini altri 2 milioni. Le banche al 2008 (ultimo dato disponibile) dovevano riprendere 19 milioni di euro che saranno sicuramente moltiplicati nell'ultimo triennio.

Ora il futuro è nelle altre vie, citate da Rantuccio. Sempre che esistano davvero e non sia solo quella del fallimento.

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