Ucraina contro Russia, la guerra del gas

Con l'aiuto dell’Europa, Kiev ha ridotto la dipendenza da Mosca, che ora non sa più a chi vendere le sue risorse

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Gasdotto in Ucraina – Credits: SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Tutto è iniziato con la Russia che ha cercato di riconquistare l'Ucraina, partendo dall'annessione della Crimea e proseguendo con l'espansione del suo controllo sui territori finiti nelle mani dei ribelli. Per indurre Kiev a cedere, Mosca ha giocato la carta dell'energia, riducendo e interrompendo in più di un'occasione le forniture di risorse naturali verso l'ormai ex-alleato che, tuttavia, pur avendo tentennato varie volte non solo non è crollato, ma secondo i dati raccolti da Bloomberg sarebbe addirittura riuscito a mettere in difficoltà Vladimir Putin.

Gas a metà prezzo

Possibile che sia la Russia oggi a chiedere all'Ucraina di ricominciare ad acquistare il suo gas e che la seconda si rifiuti di farlo anche se le ultime offerte a costi scontatissimi sarebbero estremamente vantaggiose? Secondo Bloomberg il manico del coltello energetico sarebbe ora nelle mani di Kiev, che si starebbe in qualche modo vendicando mettendo Mosca con le spalle al muro.

La Russia sta attraversando una fase di enormi difficoltà economiche. "Putin se le è cercate", commenta la maggior parte degli analisti, sottolineando come senza l'incorporazione coatta della Crimea e l'atteggiamento di sfida tenuto nei confronti del resto del mondo la Russia avrebbe continuato ad essere considerata una potenza amica dell'Occidente, non nemica. Fatto sta che dopo essere stata messa in difficoltà dalle sanzioni, Mosca ha cercato di fare qualche passo indietro per quel che riguarda le esportazioni di risorse naturali. Anche perché dopo aver cercato in un primo momento di ricattare l'Europa minacciando di lasciarla a secco, si è accorta che la ricerca di mercati alternativi in cui piazzare le proprie risorse non era poi così facile. E visto che senza i proventi energetici il mercato russo non può andare avanti, Mosca è silenziosamente tornata sui suoi passi e la sua prima mossa è stata proprio quella di bussare alla porta dell'Ucraina, che tuttavia si è rifiutata di aprire.

Le necessità energetiche dell'Ucraina

Per capire come ha fatto l'Ucraina a tener testa alla Russia è necessario sottolineare due elementi. Anzitutto, che il paese è in crisi, e il suo Pil è crollato dal 2013 ad oggi niente meno che del 19 per cento. Questo significa che la nazione è più povera, produce meno, e di conseguenza ha bisogno di meno risorse. Contemporaneamente, è da più di due anni che Kiev sta cercando un modo per ridurre la dipendenza da Mosca, proprio per sentirsi meno vulnerabile ai suoi facili ricatti. Del resto, l'Ucraina ha importato per anni il 63 per cento di gas naturale di cui aveva bisogno dalla Russia.

Il re-export tramite la Slovacchia

Quando, nel 2014, ha iniziato a chiedere aiuto all'Europa, e in particolare alla Slovacchia, che a sua volta veniva rifornita dalla Russia, l'Ucraina si è ritrovata nella condizione di poter sostituire il nemico con gas sempre russo ma precedentemente venduto ad un altro paese. Gazprom ha cercato in tutti i modi di interrompere quello che, dal suo punto di vista, era un triangolo illegale e sfortunato, ma Bruxelles non glielo ha permesso.

Le reazioni della Russia

Per lasciare di nuovo l'Ucraina (e l'Europa) a secco alla Russia è rimasta un'unica carta da giocare: interrompere tutte le esportazioni verso il Vecchio Continente. Una mossa particolarmente costosa non solo per l'Europa ma anche per Mosca, che piano piano, complici da un lato le clausole di salvaguardia dei contratti firmati con i paesi europei, che l'hanno costretta a sborsare 400 milioni di dollari in compensazioni varie, dall'altro una Cina che, tutto sommato, non è riuscita, come Mosca sperava, a rimpiazzare l'Europa per quel che riguarda le vendite di gas, non ha potuto fare a meno di tornare sui suoi passi. E a marzo 2015 esportazioni (e di conseguenza il re-export verso l'Ucraina) sono ripartite.

Anche l'Europa è meno dipendente dalla Russia

Nel frattempo, però, per evitare di ritrovarsi a corto di gas, anche l'Europa ha iniziato a guardarsi intorno. E così ha aumentato le importazioni dall'Algeria del 26 per cento e dalla Norvegia del 35. Questo non significa che il Vecchio Continente possa oggi permettersi di fare a meno della Russia, ma di certo è diventato meno ricattabile, e allo stesso tempo ha creato nuove difficoltà per Mosca perché con una quota di mercato ridotta sono calati anche i suoi profitti.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro

Difficile prevedere cosa succederà nel prossimo futuro, visto che le incognite, come sempre, sono troppe. Se i livelli di crescita dell'Europa si manterranno sui ritmi attuali e nel frattempo il Vecchio Continente continuerà a investire nelle rinnovabili e negli approvvigionamenti alternativi (la Lituania, ad esempio, ha appena raggiunto un accordo con gli Stati Uniti per importare il loro gas), la Russia continuerà a perdere peso sul mercato occidentale, diventando quindi più vulnerabile. Se però la ripresa dell'Europa in generale, e dell'Ucraina in particolare, sarà più rapida del previsto, allora diventerà di nuovo necessario raggiungere un compromesso con Mosca, visto che una crescita più rapida comporterà un consumo maggiore di risorse naturali, che alle condizioni attuali solo la Russia è in grado di colmare.

Sotto certi punti di vista lo scenario migliore sarebbe il secondo, a patto che, nel frattempo, Mosca dimostri di aver imparato la lezione, ovvero che guerre e ricatti danneggiano tutti, non solo chi li subisce.  

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