Trump: tre ragioni per cui in realtà è un agente della Cina

Thomas Friedman con una buona dose di ironia, spiega come la politica del nuovo presidente favorisca la potenza dell’Est

Trump

La foto di una bandiera con il nome di Trump – Credits: iStock - LPETTET

Stefania Medetti

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Mentre l’Fbi continua a investigare sui rapporti fra il team di Donald Trump e la Russia, Thomas Friedman, dalle colonne del New York Times, mette nero su bianco, con grande dose di ironia, un’altra verità: il neo presidente americano, in realtà, è un agente della Cina. Il suo obiettivo, infatti, non è fare grande l’America, come ha promesso, ma fare grande la superpotenza dell’Asia. “Basta guardare ai fatti”, scrive l’editorialista e, per cominciare, prende in considerazione il commercio.

Una fra le prime decisioni di Trump ha riguardato il TPP, un accordo di libero scambio con undici paesi del Pacifico che, collettivamente, generano oltre il 40% del Pil globale. Siglato da Obama, l’accordo era basato largamente sugli interessi commerciali americani, in particolare nei settori tecnologico e dell’agricoltura. L’accordo, che prevedeva uno standard più elevato per il lavoro, l’ambiente e i diritti umani, escludeva la Cina e dava agli Stati Uniti un forte potere contrattuale, grazie al supporto dei paesi membri. Senza contare che, secondo uno studio di Peterson Institute, il Tpp avrebbe potuto aumentare il Pil americano di 131 miliardi entro nel 2030, con zero conseguenze negative sui livelli occupazionali. Adesso, invece, altri paesi dell’Asia si stanno allineando all’accordo commerciale promosso dalla Cina, il Regional Comprehensive Economic Partnership che, invece, non ha standard particolari per l’ambiente, la proprietà intellettuale, il traffico di esseri umani e le condizioni di lavoro. 

Ambiente e immigrazione
Trump, inoltre, ha rigettato i risultati degli studi sul cambiamento climatico e ha rinunciato alle misure introdotte da Obama per ridurre la dipendenza dal carbone. Tutto questo si traduce in un altro vantaggio competitivo servito alla Cina su un piatto d'argento. Considerata la crescita della popolazione globale, argomenta Friedman, l’industria dell’energia pulita - che comprende acqua, aria, trasporti ed edifici - ha i numeri per diventare la prossima grande industria globale. Ma anche qui, mentre la Cina ha messo a punto un piano quinquennale per portare sul mercato auto elettriche ed energia pulita e limitare la dipendenza dal carbone, Trump scommette su fonti energetiche inquinanti.

Infine, Trump sta facendo il possibile per rendere più difficile immigrare negli Stati Uniti, in particolare dai paesi di religione musulmana. E questo permetterà alla Cina di aumentare la propria influenza nei paesi in via di sviluppo, aprendo le porte agli studenti di matematica e scienza più promettenti, che potranno dare vita alle loro start-up in Cina, invece che in America. I primi segni di questo cambiamento si vedono già: Nbc News, per esempio, ha riferito che le candidature di studenti stranieri (soprattutto dalla Cina, India e dal Medio Oriente) sono calate del 40% fra le scuole che hanno risposto al sondaggio dell’American Association of Collegiate Registrar and Admission Officers.

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