Redazione Economia

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Avuta la certezza che Donald Trump ha vinto la corsa per la Casa Bianca, i mercati hanno mostrato il loro immediato disappunto. A Wall Street, i futures sul Dow Jones si sono mossi in territorio negativo, con perdite superiori al 2%, fin dalle prime ore della serata di ieri mentre anche i futures sull'Europa andavano in caduta libera: -4% alle 8:40 del mattino.

Parigi ha aperto in calo del 2,8%, Londra dell'1,6%, Milano del 3,25%, Francoforte del 2,9%. Poi però le borse europee hanno chiuso contrastate, con solo Milano (Ftse Mib -0,10% a 16.799 punti) e Madrid (-0,34% a 8.906 punti) sotto la parità a causa delle vendite (comunque non generalizzate) sul settore bancario. Dopo l'apertura poco mossa di Wall Street, gli indici hanno recuperato gran parte delle perdite accumulate in mattinata. Il temuto "Trump Slump" ha quindi riguardato solo le piazze asiatiche.

Qui infatti, la Borsa di Tokyo ha perso oltre il 5,5%, Hong Kong il 2,82%: dopo un'apertura in rialzo di oltre 100 punti, l'indice Hang Seng ha invertito la rotta bruciando 646 punti, a quota 22.262.

Il discorso conciliante del miliardario, che ha lanciato un appello all'unità del Paese dopo una campagna elettorale velenosissima, sembra aver rasserenato in parte gli animi. A tranquillizzare gli investitori è inoltre la maggioranza conquistata dai Repubblicani sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato, che dovrebbe garantire stabilità al governo. È inoltre possibile supporre che le fibrillazioni sui circuiti italiani e spagnoli siano dovuti in parte all'approssimarsi del referendum costituzionale in Italia, che i mercati attendono con preoccupazione. 

Anche le quotazioni del petrolio, partite in picchiata con il Wti americano che cedeva il 3,78 nelle prime ore di apertura, alle 19 ora italiana erano in calo solo dello 0,42% a 44,79 dollari al barile.

Il dollaro, dopo essere crollato contro l'euro e lo yen, a 1,12 contro la divisa europea e a 101,47 contro quella giapponese, è rimasto invariato: il cambio con l'euro resta a 1,1026 dollari e scende a 114,51 con lo yen.

Il peso messicano, che nell'ultimo mese è stato ancorato ai sondaggi sulle elezioni americane, ha bruciato il 9%, dopo aver toccato il minimo storico con un rosso superiore al 10%. Trump ha promesso un muro al confine con il Messico e l'intenzione di rinegoziare gli accordi commerciali.

L'oro invece, vola. Considerato il bene rifugio per eccellenza, ha quotato anche 1.338,47 dollari segnando un rialzo del 3,36% per poi stabilizzarsi intorno a 1,3 dollari

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