Economia

Truffe assicurazioni: come agiva la banda che mutilava gli arti

La squadra mobile di Palermo ha smascherato un giro di frodi assicurative dove le vittime, consenzienti, venivano menomate per denaro

Mutilavano gli arti delle vittime per truffare le assicurazioni

Barbara Massaro

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Undici fermi, cinquanta indagati e la scoperta almeno dieci vittime di una delle più grandi (e assurde) truffe assicurative della storia. 

Le indagini

A scoprire come operavano le due organizzazioni criminali siciliane accusate di aver frodato le compagnie assicurative per migliaia di euro sono stati gli uomini della squadra mobile di Palermo che, dopo mesi d'indagini e intercettazioni, sono arrivati a identificare il cuore operativo delle bande di criminali. Due sarebbero i capi delle gang: si tratterebbe di Francesco Mocciaro, procacciatore di affari, e Michele Caltabellotta, perito assicurativo. 

Con la promessa di migliaia di euro di risarcimento i due uomini e i loro collaboratori convincevano disperati di ogni genere e categoria (alcolizzati, drogati, persone mentalmente disturbate o semplicemente poveracci) a farsi mutilare gli arti per ottenere indennizzi e risarcimenti simulando incidenti stradali mai avvenuti.

La morte di Hadry Yakoub

Le indagini di quella che è stata nominata Operazione Tantalo sono state avviate dopo che un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, è stato trovato senza vita ai bordi di una strada a Palermo. In un primo momento l'episodio era stato catalogato come incidente stradale e Yakoub era stato considerato vittima di un pirata della strada, ma grazie ai rilevamenti della procura palermitana è stato possibile arrivare alle organizzazioni che gestivano quello che è stato definito il traffico delle mutilazioni. 

Come operavano le due bande 

I disperati venivano avvicinati nei contesti border line della città e venivano offerti loro 300, 400 euro per farsi mutilare braccia o gambe. Quando la vittima dava il proprio consenso all'operazione veniva condotta in una delle case utilizzate dalla gang dove un'infermiera dell'Ospedale Civico di Palermo (si tratterebbe di Antonia Conte, 51 anni, tra i fermati dalla polizia) somministrava in maniera sommaria dosi di anestetico perché la vittima non soffrisse troppo e soprattutto non urlasse allertando eventuali vicini.

La squadra dei "mutilatori" agiva buttando dall'alto pesi di ghisa da 25, 30 chili simili a quelli che si usano nel sollevamento poesi sugli arti del malcapitato che così finiva all'ospedale con braccia o gambe rotte costretto a una lunga degenza con le stampelle o addirittura ridotto per sempre sulla sedia a rotelle senza braccia o gambe. 

In realtà i criminali, dalle assicurazioni, incassavano fino a 150.000 euro per ogni paziente, ma alle vittime corrispondevano (e neppure sempre) pochi spicci. Per il momento sono almeno 10 le vittime accertate di questo modus operandi tanto spietato quanto criminale.

I precedenti

Truffare le assicurazioni automobilistiche è una delle azioni criminali più diffuse. Solo lo scorso giugno, sempre a Palermo, era stata scoperta una truffa risalente al 2014 quando un uomo con una frattura alla spalla nel corso di 40 giorni si era fatto visitare (ogni volta accompagnato da una persona diversa che forniva differenti generalità) da diversi ospedali ottenendo radiografie e referti medici che constatavano la frattura.

Le perizie venivano poi portate a diverse società assicurative che risarcivano l'uomo per lo stesso identico trauma.

A Lecce era stato scoperto un giro di falsi rimborsi da un milione di euro e, nell'ambito dell'indagine, erano stati arrestati medici, periti, meccanici e carrozzieri tutti parte della stessa organizzazione volta a truffare le RC auto.

Ma il fenomeno è trasversale da nord a sud: a Ivrea, lo scorso mese 180 persone erano state chiamate a testimoniare in tribunale nel corso di un processo per frode assicurativa che vedeva indagate nove persone, mentre nelle Marche lo scorso anno erano state arrestate 15 persone che fornivano falsi documenti per alzare il premio assicurativo.

A Cosenza, addirittura, venivano provocati incidenti stradali per frodare le assicurazioni. In quell'ambito (era il 2015) c'era stata anche una vittima: nel corso di una collusione era morta una donna incinta e il processo per truffa si era trasformato in un caso di omicidio volontario.

Il caso di Palermo, però, aggiunge crudeltà alla frode economica e gli imputati dovranno anche rispondere della morte di Hadry Yakoub, vittima della spietatezza criminale dell'organizzazione ma anche della sua stessa disperazione.

+++RETTIFICA+++

In nome e per conto di tutti gli iscritti all'Associazione Italiana Consulenti Infortunistica Stradale (in breve A.I.C.I.S) riceviamo e pubblichiamo la seguente rettifica:

In merito al servizio mandato in onda e anche pubblicato sui nostri social media in data 8 agosto u.s. dal titolo "Truffe assicurazioni: come agiva la banda che mutilava gli arti" L'Aics - Associazione Italiana Consulenti Infortunistica Stradale - ci segnala che il sig. Michele Caltabellotta non è né un Consulente di Infortunistica Stradale né un Perito Assicurativo in quanto non iscritto all'apposito Ruolo. Tale figura professionale che è, invece, ben regolamentata nel nostro ordinamento legislativo, prevede per l'abilitazione, un tirocinio formativo biennale obbligatorio, un complesso esame di Stato e precisi requisiti di alta moralità. A difesa dei propri associati, quindi, l'Aics intende far presente che nonostante il frequente uso improprio che si fa di tale titolo, il Perito Assicurativo è un professionista molto preparato che opera in proprio con diligenza, correttezza e trasparenza, anche contribuendo in maniera significativa e a rischio della propria incolumità personale, allo smascheramento delle vere frodi assicurative negli incidenti stradali e nautici. Si ribadiscem quindi, che il sig. Michele Caltabellotta non è né un Consulente di Infortunistica Stradale né un Perito Assicurativo".

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