Yahoo!, ecco come sta cambiando la creatura di Marissa Mayer

Dopo l'acquisto di Summly, la società sarebbe interessata ad aggiudicarsi il servizio di video on demand Hulu

Marco Morello

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Almeno non potranno mai accusarla d’incoerenza. Al di là dei buoni numeri sugli utili, che per due trimestri consecutivi hanno superato le previsioni degli analisti, Marissa Mayer, Ceo di Yahoo!, sta portando avanti una strategia piena di senso, che si basa su acquisizioni mirate e un progressivo spostamento del business verso il mondo mobile. Così si deve leggere l'acquisto della app Summly da un 17enne; così si spiegano le voci della possibile prossima mossa dell’ex colosso dei motori di ricerca, ovvero la scalata al noto servizio di video on demand Hulu, che da noi non è ancora disponibile, ma Oltreoceano è assolutamente un’istituzione.

Andiamo con ordine: del colpo da 30 milioni di dollari dell’applicazione che semina senso nel mare magnum delle notizie rendendole fruibili in modo veloce è stato già detto quasi tutto. Forse non è stata data abbastanza enfasi al fatto che Nick D’Alosio, il ragazzino che l’ha sviluppata, dovrebbe entrare in pianta stabile nell’organico di Yahoo!. In questa mossa c’è la quintessenza della strategia della Mayer, enunciata tempo fa prima ai suoi dipendenti e successivamente agli investitori: l’idea è quella di mettere a segno delle acquisizioni non enormi, sensate, e di infoltire l’organico con cervelli in grado di portare un valore aggiunto – di idee, di creatività – al team già presente.

Ecco, Summly realizza alla perfezione entrambi gli intenti, in più ne aggiunge un terzo: se su meteo, borsa e dintorni la società ha già una posizione di leadership o comunque di primo piano e fornisce i suoi aggiornamenti a destra e sinistra (Apple, tanto per fare un nome illustre), potrebbe provare a consolidarsi sul piano delle notizie. Non tanto e non solo come fornitore di contenuti, ma anche semplicemente come filtro, come hub da cui gli utenti passano spesso e volentieri. Un incrocio prolifico, dove linkare altri servizi oppure provvedere a inserire della pubblicità. Non troppo invasiva, comunque, visto lo spirito di ordine, pulizia e razionalizzazione degli spazi sul display di Summly.

Detto tutto ciò manca un grosso tassello, che è quello della multimedialità su rete mobile. Yahoo! sa bene che accedere a contenuti in streaming lontano da casa è sempre più un’abitudine; che gli utenti spendono spesso e volentieri diversi minuti, a volte ore, della giornata a guardare video su YouTube per colmare i momenti morti: magari nelle sale d'attesa, sui mezzi pubblici e così via. Perché non fare il passo successivo mettendo loro a disposizione l’ampio catalogo di Hulu che spazia dai programmi televisivi, alle serie, ai concerti, ai cartoni animati, con una buona percentuale di esclusive?

Qui, di nuovo, non si parla di qualcosa che non è già disponibile, di una rottura, di un aspetto rivoluzonario. Con le app giuste questa vastità di offerta che va dall’aggregatore di news al fornitore di contenuti è a portata di dito su ogni smartphone e tablet degno di questo nome. Quella che Yahoo! vorrebbe mettere in piedi, e c’è molto senso in questo traguardo, è un’offerta completa, trasversale, che dai testi si estende ai filmati, che coinvolge la musica e i servizi a valore aggiunto. Insomma, la direzione che da tempo hanno già preso le varie Apple, Google, Amazon. Amazon che guarda caso è il secondo grande nome interessato a un acquisto di Hulu, un po’ per accaparrarsi il parco utenti, un po’ per completare la sua offerta, un altro po’ per cannibalizzarne il business.

Vendere la pubblicità on line, e in questo Mark Zuckerberg è maestro, significa dare vita a una piattaforma dove la gente torna spesso e volentieri. Dove non va a cercare altrove ciò di cui ha bisogno perché lo trova nello stesso posto. La sfida di Yahoo! può, anzi deve essere quella di essere percepita non tanto come il portale dove leggere le notizie di borsa, la mail, guardare qualche foto su Flickr o consultare le previsioni meteo. Yahoo! punta a evolversi nel medio periodo nel polo delle notizie, della tv, dei video sempre e ovunque. Marissa Mayer, insomma, vuole provare a parlare al cuore degli utenti dei servizi mobili. I più esigenti, i più volubili, ma ormai i più numerosi. Quelli che decretano chi vince e chi perde sullo scacchiere del mercato.

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