Arriva Venmo, il social media che sostituisce il contante

La giovane azienda americana vuole imporsi nel settore dei micro pagamenti peer-to-peer via mobile

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Stefania Medetti

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Sotto i riflettori, c’è una nuova applicazione mobile che si prepara a rivoluzionare la micro-economia. Si chiama Venmo ed è stata pensata per risolvere il problema dei pagamenti tra privati tramite smartphone. Il nome, infatti, unisce il concetto di vendita e quello di mobile. In pratica, riferisce Businessweek, funziona così: una volta scaricata, l’app si collega al proprio conto corrente e si sincronizza con i contatti su Facebook. Esattamente come una carta ricaricabile, Venmo può contare su un portafoglio digitale “agganciato” al proprio conto corrente, dove l’utente può depositare una cifra da utilizzare per i pagamenti fra amici. Per esempio: pagare una parte del conto al ristorante, versare un contributo per un regalo, acquistare un oggetto di seconda mano

Ma non finisce qui, perché Venmo funziona anche come un social network. Ogni volta in cui si effettua un pagamento per un amico, infatti, bisogna compilare uno spazio destinato alla ragione della transazione. Per quanto sia possibile rendere privato il contenuto, la maggior parte degli utenti sceglie di condividerlo con il network delle due parti coinvolte. Ed è qui che le persone iniziano a essere creative: perché parte dell’esperienza di Venmo è il continuo scorrere dell’attività microeconomica dei propri amici, farcita di scherzi, commenti ed emoticon. Insomma, un modalità innovativa per gestire l’economia domestica nel 2014.  

Ideato nel 2009 da Andrew Kortina e Iqram Magdon-Ismail, compagni di stanza alla University of Pennsylvania e poi amici, Venmo presidia il promettente, ma inesplorato territorio dei micro-pagamenti peer-to-peer mobile. La formula che unisce finanza personale e social media è risultata particolarmente attraente per gli studenti e per i professionisti urbani sotto i trent’anni. L’applicazione ha esordito in città come New York e San Francisco, ma adesso sta lentamente e inesorabilmente conquistando tutto il Paese. L’azienda non vuole rendere noti numeri sull’utenza, ma nel terzo trimestre di quest’anno ha processato pagamenti per 700 milioni di dollari, in crescita sui 141 del periodo corrispondente nel 2013. Addirittura, Venmo – come google – è diventato un verbo. 

Le prospettive, stando alle ricerche, sono incoraggianti. Forrester Research, in uno studio del 2013, ha previsto che il giro d’affari complessivo tramite pagamenti mobile negli Stati Uniti dovrebbe raggiungere 90 miliardi di dollari nel 2017, mentre erano 12,8 miliardi nel 2012. La competizione per aggiudicarsi una fetta della torta è accesa: a quanto pare sono 1475 le start up che operano nel settore dei pagamenti digitali, senza contare il lancio di Apple Pay, del recentissimo Snapcash e l’intenzione di Facebook di unirsi al gruppo.  

Venmo adesso fa parte della galassia di Ebay. Il sito di pagamenti mobile, infatti, era stato acquisito per 26 milioni di dollari nel 2012 da Braintree, una società di Chicago specializzata in pagamenti web e mobile. Braitree, lo scorso anno, è passata sotto l’ombrello di Ebay, tramite un’acquisizione da 800 milioni di dollari da parte di PayPal. A fine aprile, John Donahoe, ceo di Ebay ha confermato che, per ora, Venmo non ha prodotto ricavi, l’applicazione, infatti, è gratuita e gli utenti non pagano per commissioni se usano il portafoglio Venmo, il proprio conto corrente o una carta di debito, mentre versano il 3% per i pagamenti con carta di credito. In questa fase, l’obiettivo è allargare la base clienti. Non bisogna dimenticare, inoltre, che operatori come Venmo si trovano per le mani anche una quantità gigantesca di dati sulle modalità di consumo degli utenti. Infine, proprio per garantire identità e indipendenza, Venmo e le altre realtà della divisione dedicata ai pagamenti (PayPal e Braintree) sarebbero prossime a uno spin off. Prossima tappa: la quotazione nel 2015.

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