Uber: ecco la strategia segreta per battere la concorrenza

Il servizio di noleggio taxi con autista gioca sporco contro Lyft a cui cerca di sottrarre guidatori e clienti, con il supporto della tecnologia

L’applicazione di Uber su uno smartphone – Credits: David Ramos/Getty Images

Stefania Medetti

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In codice, si chiama “Operation Slog - Supplying Long-term Operations Growth". Ovvero: "Fornire crescita operativa di lungo termine". In pratica, è l’aggressiva strategia messa in atto da Uber, il servizio di taxi tramite app , per sottrarre autisti a Lyft e conquistare nuove fette di mercato. Le dinamiche di quello che, a tutti gli effetti, è un programma di sabotaggio sono state svelate da The Verge  e dimostrano – se ce ne fosse bisogno – quanto sia accesa la competizione per controllare il trasporto urbano contemporaneo. 

Funziona così: le persone incaricate del reclutamento di nuovi autisti si fingono clienti e, utilizzando cellulari collegati a carte di credito fornite da Uber, chiamano un’auto Lyft. Una volta a bordo, verificano se c’è modo di “convertire” l’autista a passare a Uber. In base a quanto rivela The Verge, i reclutatori travestiti da clienti avrebbero a disposizione dei kit, con tanto di contratti già pronti per la firma. Poi, ci sono le corse cancellate, un altro modo per danneggiare la concorrenza. Lyft aveva sollevato la questione qualche settimana fa. Secondo Cnn Money , gli autisti di Lyft hanno contato oltre cinquemila corse cancellate in pochi mesi. Le chiamate fittizie impattano sulla reperibilità degli autisti di Lyft, avvantaggiando di fatto quelli di Uber che sono disponibili per i clienti reali. Le corse cancellate, inoltre, hanno un effetto negativo sul fatturato degli autisti di Lyft, senza contare che questi ultimi spendono tempo e carburante per raggiungere passeggeri che, in realtà, non saliranno mai a bordo. Quando non cancellano la corsa, i “passeggeri” ingaggiati da Uber optano per corse brevi e dedicano il loro tempo a cercare di convincere gli autisti a passare a Uber. Secondo le relazioni fornite al quartier generale di Lyft, un singolo reclutatore di Uber è in grado di cancellare centinaia di corse, in quanto un numero di cellulare può essere collegato a decine di account. 

Uber si difende dichiarando che sì, è vero: ingaggia “ambasciatori” per reclutare clienti e nuovi autisti, ma non è responsabile delle loro strategie. Secondo un ambasciatore intervistato da The Verge, invece, la strategia sarebbe coordinata proprio da Uber che fornisce indicazioni e strumenti (cellulare e carta di credito) per sabotare la concorrenza e convertire gli autisti. Ogni driver sottratto a Lyft, a quanto pare, frutta al reclutatore un compenso di 750 dollari. Lyft, pur muovendosi in modo decisamente meno aggressivo, non è da meno e offre pranzi gratuiti presso le proprie centrali e sostanziosi bonus in contanti agli autisti che passano dalla propria parte. La ragione per cui la competizione fra i nuovi player è molto più accesa rispetto a quella fra i tassisti tradizionali va ricercata, per il New York Times  nel fatto che Uber e Lyft, in realtà, sono due aziende che stanno creando un nuovo mercato, facendo incontrare le persone che hanno bisogno di un passaggio con gli autisti interessati a guadagnare. Il loro successo, dunque, è collegato alla capacità di soddisfare le istanze di clienti e autisti. Considerato che l’obiettivo è diventare l’applicazione più utilizzata, è evidente che chi possiede più auto, vince.

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