Roberto Catania

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L’attesa è finita. Da oggi iniziano le consegne della nuova Tesla Model 3, la prima supercar elettrica dal prezzo abbordabile: circa 35.000 dollari per il modello base, dollaro più, dollaro meno.

Per la società americana è arrivato il momento della verità: l’avvio della commercializzazione di un modello più “democratico” rispetto alle precedenti Model S e Model X ci dirà quali sono le reali ambizioni del marchio creato nel 2003 da Elon Musk: se può ambire a diventare un nuovo fenomeno di massa oppure se il suo destino è quello di restare confinato a una nicchia per pochi Paperoni.

Tecnologie, infrastrutture, marketing: la lunga semina di Elon Musk

Finora, va detto, Tesla si è concentrata soprattutto sugli investimenti: quelli tecnologici, in primis - si pensi agli sforzi compiuti dalla società per lo sviluppo di batterie ad alta capacità ed equipaggiamenti elettronici - ma anche quelli infrastrutturali: con le auto, sono arrivate infatti anche le stazioni di ricarica gratuite, i cosiddetti supercharger.

Non meno ingenti gli sforzi dal punto di vista del marketing. In questi anni Elon Musk e i suoi hanno lavorato per portare il brand a un livello di desiderabilità molto alto, puntando su concetti diversi da quelli che hanno sempre contraddistinto il mondo dell’auto elettrica. Non solo un’alternativa pulita alle auto a combustibile fossile, ma un simbolo di prestazioni, tecnologia, sicurezza.

Già 400 mila preordini

Da oggi, però, le vendite cominceranno ad avere un peso decisivo. Elon Musk si è sempre dichiarato ottimista sulla possibilità che l’intensa attività di semina condotta in questi anni portasse prima o poi ai frutti desiderati.

Qualche primizia in questo senso è già arrivata: i quasi 400.000 preordini fatti registrare dalla Model 3 nei suoi 18 mesi di gestazione testimoniano l’elevato interesse che questa vettura è stata in grado di generare ancor prima di vedere la luce. Solo negli Stati Uniti, ha dichiarato recentemente il CEO della società, Tesla conta di vendere più di 500 mila unità entro il prossimo anno.

Anche gli investitori sono fiduciosi. Malgrado l’azienda sia stata finora sostanzialmente in perdita, i capitali a sostegno dell’iniziativa non sono mai mancati. Nel momento in cui vi scriviamo, un’azione Tesla vale circa 335 dollari. Ragionando in termini di capitalizzazione, il marchio di Palo Alto vale oggi quasi 55 miliardi di dollari, più di Ford dunque (45 miliardi di dollari), che però nel primo trimestre dell’anno ha venduto più di 25 volte il numero di auto piazzate da Tesla (617.000 contro 25.000).

Ma la concorrenza non starà a guardare

La vera incognita per Tesla e rappresentata dalla concorrenzialità dell'offerta. Rispetto a qualche anno fa, tutto il comparto automobilistico ha compiuto passi da gigante. Sia in termini di efficienza - la Opel Ampera, giusto per citare uno degli ultimi modelli elettrici lanciati sul mercato, ha un’autonomia di 540 km (contro i 345 della Model 3) - sia per ciò che riguarda numero e qualità delle proposte.

Lo scorso anno, FordGeneral Motors e Chrysler hanno speso 18 miliardi in ricerca e sviluppo, concentrando le risorse proprio in quei settori che hanno fatto la fortuna di Tesla: risparmio energetico e guida automatizzata. ll Gruppo Volkswagen, dal canto suo, ha già fatto sapere che punta a vendere 1 milione di auto elettriche all’anno entro il 2025, una quota pari al 10% del totale. 

Insomma, nessuno dei grandi nomi dell’industria automobilistica pare intenzionato a lasciare campo aperto. Il mercato dell'elettrico fa gola a tutti. Tutto sta a capire se gli sforzi profusi da Tesla in questi anni sia sul piano delle nuove tecnologie che sul confezionamento del brand siano già sufficienti a garantire un buon margine competitivo.

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