Social network: il business ormai passa da qui

Ecco come le aziende iniziano a scoprire le potenzialità di una formula che velocizza lo scambio di idee e di informazioni

Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, parla dal quartier generale di Menlo Park durante la recente presentazione della funzionalità video per Instagram (Josh Edelson/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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Secondo i dati di Nielsen e NM Incite raccolti in “The social media report 2012”, lo scorso anno i navigatori americani hanno trascorso sui social network  più tempo rispetto a qualsiasi altro sito. In particolare, alla data di luglio 2012, il totale del tempo passato sui social media è cresciuto del 37%, passando da 88 a 121 miliardi di minuti, con un costo per le imprese stimato in 650 miliardi di dollari, visto che molti dipendenti si collegano dal posto di lavoro. In pratica: in ogni dipendente che usa i social media costa oltre 4mila dollari l’anno alla propria azienda in termini di ridotta produttività. Le statistiche, infatti, certificano che occorrono fino a 23 minuti per rimettersi in carreggiata con il lavoro dopo aver risposto a un messaggio personale su Facebook o a un Tweet. I social media interrompono le attività ogni 10,5 minuti. Alla fine, gli americani passano più di 24 ore al mese sui social network, un tempo superiore a quello che dedicano all’esercizio fisico. Il 97% degli studenti del college, inoltre, è attivo su Facebook e, in media, spende tre ore al giorno socializzando in rete, contro le due ore trascorse sui libri. 

Ma, fa notare The New York Times, forse i vantaggi sono superiori ai costi produttivi. La preoccupazione che i social network siano “armi di distrazione di massa”, scrive il quotidiano , non è nuova. Infatti, già nell’Inghilterra della fine del 1600 si puntava il dito contro la forma di socialità dell'epoca: le critiche erano dirette ai caffè, accusati di minare la capacità di concentrazione dei più giovani. Le persone non frequentavano i caffè solo per il piacere della bevanda, importata proprio in quel secolo dal Medio Oriente, ma per leggere, discutere pamphlet e notizie, per raccogliere pettegolezzi e commenti. Le coffee house, come la rete oggi, erano usate come ufficio postale. I caffè, analogamente a quanto sta succedendo con i social network, erano specializzati in determinati argomenti: c’erano quelli dove si parlava di scienze, quelli per appassionati di letteratura, quelli dove il tema caldo era la politica. La vivacità delle conversazioni – fa notare il quotidiano americano – era determinata proprio dal fatto che nei caffè non erano riconosciute differenze sociali. 

Nonostante le critiche ricevute a suo tempo, i caffè si sono rivelati formidabili piattaforme di innovazione.È stato in uno di questi luoghi di socializzazione, infatti, che Isaac Newton ha scritto i suoi “Principi matematici” e che Adam Smith ha messo a punto buona parte del suo saggio “La ricchezza delle nazioni”. E ancora: la Borsa di Londra è nata in un caffè (il caffè Jonathan), dove i mercanti  facevano transazioni sui loro affari. Anche i Lloyd’s sono nati all’interno del caffè di Edward Lloyd, punto di incontro per capitani, armatori e commercianti. Per non parlare, in tempi più recenti, di Harry Potter, oggi un impero da 21 miliardi di dollari.  

Lo spirito delle coffehouse, dunque, potrebbe essere rinato nelle piattaforme dei social media. Luogo democratico di incontro , di scambio, di contaminazione e di dibattito. E se molti imprenditori continuano a considerare i social network come “social notwork”, c’è chi si apre alla novità, istituendo social media all’interno delle imprese. Del resto, come ha evidenziato uno studio condotto lo scorso anno da McKinsey & Company , l’uso di social network aziendali potrebbe migliorare del 20 – 25% la produttività dei lavoratori della conoscenza.  Le aziende che usano i social network a proprio vantaggio lo fanno per costruire team che risolvono più velocemente i problemi, per rispondere istantaneamente ai bisogni dei clienti, per raccogliere idee su nuovi prodotti. Dell, per esempio, con il suo sito Idea Storm  ha rastrellato oltre 17mila idee e 500 di queste sono state adottate. Le aziende, insomma, iniziano ad abbracciare il cambiamento  e implementare software aziendali nello stile intuitivo di Facebook. Forrester Research, dunque, stima che le vendite dei software per i social network aziendali dovrebbero crescere del 61% all’anno e toccare 6,4 miliardi di dollari nel 2016. 

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