PlayStation 4, basterà per il riscatto di Sony?

Con la nuova console la casa giapponese deve provare a contrastare lo strapotere di Apple e Samsung, impresa davvero non facile

Marco Morello

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Il calcolo, impietoso, è presto fatto: in termini di capitalizzazione sul mercato, oggi la Sony vale un quindicesimo della Samsung e un tredicesimo della Apple. Peggio ancora, Cupertino riuscirebbe a comprarsi quasi tutta la casa giapponese soltanto con i profitti dell’ultimo trimestre, così, giusto per togliersi lo sfizio di togliere una rivale di mezzo.

Che la Sony sia ben lontana dai fasti del passato, quando era sinonimo anzi forse quintessenza di innovazione tecnologica, quando portava sul mercato dei prodotti che hanno riscritto molte regole in questo settore, quando trainava l'economia del suo Paese, non è più una notizia. I conti parlano chiaro, i cambi al vertici testimoniano una consapevolezza interna e la voglia di invertire la tendenza. Ma che la situazione possa aggravarsi ancora di più è un campanello d’allarme che gli analisti, e la multinazionale stessa, non possono non tenere in considerazione. Non per un gusto perverso di pensare sempre al peggio, ma perché i trimestri che verranno sono la classica prova del nove.

Il punto di partenza e, insieme, lo snodo cruciale è il recente annuncio della PlayStation 4, la prossima generazione della console da salotto, la nuova versione di uno degli oggetti iconici del settore dei videogame. Quell’hardware che, due volte ogni decennio, stabilisce i confini lungo i quali si muovono i principali produttori, inclusi Nintendo e Microsoft, e tutta l'industria delle software house collegate. Ebbene, l’era delle vacche grasse, dell’effetto miracolo di una nuova arrivata sembrano essere finiti: secondo un’analisi di PricewaterhouseCoopers ripresa dal Wall Street Journal, se ancora nel 2007 il debutto di una nuova console poteva far crescere il mercato fino al 28 per cento, oggi ci muoviamo tra l’1 e il 3 per cento. Un effetto onda oltremodo fiacco. Poco, troppo poco per pensare che un prodotto solo possa risollevare le sorti di un’azienda intera che peraltro, interessante paradosso, fa concorrenza a se stessa e patisce due volte la concorrenza altrui.

Spieghiamo meglio: se il settore dei videogiochi classici, quelli da divano ma pure le console portatili arrancano, è colpa, lo sanno tutti, dello strapotere di telefonini e tavolette, della forza di app che gratis, con qualche pubblicità o a meno di un euro, assicurano ore di intrattenimento. Magari di qualità e durata non paragonabile a un gioco che costa fino a 69 volte di più, ma alla massa degli utenti importa fino a un certo punto. Ecco i numeri da record di Apple e Samsung, che vendono la chiave d’accesso a questo mondo, ecco l’imbarazzo di chi da questi modelli alternativi viene schiacciato. Sony più di tutti gli altri, che non ha la varietà e la quantità di divisioni della Microsoft e che tenta di imporsi sul piano dei dispositivi mobili (smartphone e tablet) ma pure lì trova la presenza ingombranti degli stessi soggetti che per altre vie stanno erodendo quote all’hardware per videogame, altro suo asset chiave.

Dunque, la strozzatura è elevata al quadrata. Da una parte Apple e Samsung sfornano prodotti iconici, dall’iPhone ai vari Galaxy, che impediscono ai vari Xperia di farsi largo (e mettiamoci dentro l’aggressività dei nuovi arrivati cinesi, Huawei e Zte); dall’altra la PlayStation, come la portatile PS Vita, soffre della medesima concorrenza che propone altre vie per il gaming meno onerose. Di nuovo, non sono sensazioni, ma affermazioni suffragate dai dati: NPD Group dice che le vendite di console, accessori e giochi nell’ultimo anno sono peggiorate di mese in mese. E che, ancora nell’ultimo anno, sono stati venduti tre smartphone per ogni console. Insomma, la potenza di fuoco di un comparto rispetto all’altro, del gap che si apre, è evidente.  

In questo scenario c’è l’annuncio della PlayStation 4, c’è l’entusiasmo dell’attesa (in rete febbrile, da record, negli ultimi giorni), ci sono soluzioni che tra la possibilità di condividere i contenuti e quelli di giocare anche in mobilità, grazie al cloud, testimoniano tutta la voglia di di Sony di non farsi schiacciare da quei modelli che la insidiano ma di provare a sfruttarne le peculiarità, di piegarle a proprio vantaggio.

Troppo presto per dire se ci riuscirà. Di sicuro avrà un altro bastone tra le ruote, tra qualche mese la Microsoft annuncerà l’erede della Xbox 360 andandole a contendere ancora spazi via via più risicati. E il discorso si potrebbe fare identico per l’altro competitor, la Nintendo, che nel passato recente ha dimostrato che neppure Super Mario è immune alla crisi.

La domanda vera, dunque, non è se la PlayStation 4 è il futuro delle console. È qualcosa di più profondo, radicale: bisogna chiedersi se c’è un futuro per le console. Già dieci anni fa Ken Kutaragi, uno dei principali ideatori della PlayStation, ne preconizzava il tramonto. Al suo posto, nel salotto di casa, avremmo avuto semplicemente uno schermo e un controller, mentre le informazioni, i dati, sarebbero confluiti da un network, insomma tramite internet. Niente più del famoso cloud, su cui Sony comincerà ad appoggiarsi in parte continuando però a dare un peso specifico, anche di ritorno economico, all’hardware. Tenendo intanto le dita incrociate, sperando che la visione di Kutaragi aspetti ancora un po’ prima di avverarsi.
     
Twitter: @marmorello

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