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Perché Google si è comprata una fetta di HTC

A ingolosire Mountain View i brevetti e la manodopera impiegata sugli smartphone Pixel. Come reagiranno gli altri produttori Android?

Il comunicato ufficiale parla di “accordo”, ma per molti si tratta di un’acquisizione mascherata. Google si accaparra le prestazioni lavorative di una parte di HTC - sostanzialmente quella impegnata nello sviluppo dei dispositivi Pixel - e i diritti di sfruttamento (non esclusivi) dei suoi brevetti, per una cifra pari a poco meno di 1 miliardo di euro.

"L'accordo è una testimonianza del decennale rapporto strategico tra HTC e Google attorno allo sviluppo di smartphone premium", si legge nel comunicato congiunto rilasciato dalle due società, a sottolineare il percorso di avvicinamento che ha portato i due brand a convergere sulla strada dei telefonini di nuova generazione.

Cosa cambia per il futuro

Per l’utente medio non ci saranno grosse novità, almeno nel medio periodo. HTC continuerà ad avere la sua linea di prodotti proprietari, e - parallelamente - a sviluppare gli smartphone e i tablet di Google (come gli imminenti Pixel 2).

Ma dal punto di vista operativo, e in particolare per le attività seguite da quella parte di Google che fa altro dal software, si tratta di un punto di svolta. L’accordo permetterà infatti alla società di Mountain View di seguire in maniera più diretta tutte le fasi di sviluppo della propria linea Pixel, snellendo la progettazione e le procedure, comprese quelle di conformità.

Con benefici evidenti, soprattutto sul piano dell’integrazione fra software e hardware, un aspetto sul quale Apple ha costruito una parte del suo successo.

I rapporti con gli altri vendor

Diversamente da quanto fatto nel 2011 con l’acquisizione miliardaria di Motorola, poi ceduta ai cinesi di Lenovo, Google ha preferito dunque puntare al nocciolo della questione - la progettazione e il capitale intellettuale - evitando inutili (e onerosi) accorpamenti di interi rami d’azienda.

Sarà interessante capire se la collaborazione si estenderà anche ad altri lidi tecnologici al di fuori del settore smartphone/tablet, e in particolare sui prodotti basati sulla realtà virutale, segmento nel quale HTC può vantare una serie di progetti molto interessanti, primo fra tutti il visore Vive VR.

Resta inoltre da chiarire in che modo l’accordo influirà sui rapporti con il resto del panorama Android e in particolare con Lg, Samsung e Huawei, le società che in questi ultimi anni hanno maggiormente contribuito alla nascita di un filone hardware Made in Mountain View, prima con i dispositivi Nexus, poi con gli attuali Pixel.

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