Perché Airbnb è finita nel mirino della Ue

Bruxelles accusa: pratiche commerciali sleali, clausole contrattuali poco trasparenti e consumatori non tutelati. La piattaforma ha tempo entro fine agosto per introdurre le modifiche o rischia sanzioni

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Massimo Morici

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Uno dei campioni della sharing economy finisce nel mirino dell'Unione europea. La Commissione europea assieme alle autorità per la tutela dei consumatori dei singoli paesi della Ue invitano Airbnb a rendere più trasparenti la presentazione delle tariffe sul sito internet e ad allineare con le norme Ue i termini e le condizioni di utilizzo della piattaforma che raccoglie annunci di case e camere in affitto per un periodo breve.

Lo ha reso noto la Commissione europea in una nota pubblicata il 16 luglio, in cui ricorda che la società con base a San Fransisco (USA) ha tempo entro la fine di agosto per rispondere con soluzioni dettagliate per rendere le sue politiche commerciali conformi alle regole europee.

I prossimi passi

La Commissione e le autorità nazionali a tutela dei consumatori incontreranno, se necessario, Airbnb a settembre per risolvere ulteriori punti che possono risultare non chiari. Se le proposte del gruppo non saranno considerate soddisfacenti, le autorità nazionali potranno decidere di adottare misure più dure ed efficaci, comprese le sanzioni.

Popolarità e rispetto delle regole

Věra Jourová, politica ceca e attuale commissario per la Giustizia, consumatori e uguaglianza di genere, ha detto che la popolarità di Airbnb "non è una scusa per non conformarsi alle regole europee per la tutela dei consumatori". Sempre più consumatori utilizzano le piattaforme online come Airbnb per prenotare gli alloggi per le loro vacanze. Stando alle stime divulgate lo scorso anno da Eurobarometro, il 17% dei consumatori europei ha utilizzato almeno una volta le piattaforme collaborative e oltre il 50% ne ha sentito parlare.

Le richieste sui prezzi

Secondo la Commissione, Airbnb non avrebbe rispettato le regole introdotte dalle direttive sulle pratiche commerciali sleali, sulle clausole contrattuali abusive e il regolamento sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale. In particolare, l'esecutivo europeo ha chiesto alla piattaforma di modificare il modo in cui presenta le informazioni sui prezzi.

Ad esempio, al consumatore dovrebbe essere fornito, quando effettua una ricerca sul portale, il prezzo totale, comprensivo di tutte le tasse e tariffe obbligatorie applicabili (come il servizio di pulizia); la piattaforma, comunque, dovrebbe specificare chiaramente che il prezzo indicato potrebbe essere più alto.

Non solo. Airbnb è sempre più utilizzato da professionisti e da società che gestiscono in genere molti immobili e che si presentano non di rado come privati: la Commissione ha chiesto di indicare in modo chiaro se l'offerta è fatta da un privato o da un professionista, in quanto le norme sulla protezione dei consumatori sono diverse a seconda del soggetto che affitta l'immobile.

Condizioni di utilizzo a scapito dei consumatori

Lato "condizioni di utilizzo", Bruxelles ha chiesto di riequilibrare i diritti e gli obblighi delle parti: ad oggi sono sbilanciati a favore della società e a scapito del consumatore. La Commissione in merito ha incluso un elenco di sette punti che andrebbero migliorati.

Tra questi, l'esecutivo europeo ricorda che "Airbnb non può privare i consumatori dei loro diritti fondamentali a citare in giudizio un soggetto che dà ospitalità in caso di danno personale o altri danni", che la piattaforma "non può modificare in via unilaterale le clausole e le condizioni, senza informare chiaramente i consumatori in anticipo e senza dar loro la possibilità di rescindere il contratto" e che le clausole "non possono conferire ad Airbnb un potere illimitato e discrezionale di rimozione dei contenuti".

La Commissione, infine, ha chiesto maggiore chiarezza e trasparenza nelle clausole che spiegano la sospensione di un contratto da parte di Airbnb e in quelle in materia di restituzioni e rimborsi.

Le mosse del Parlamento

Affrontando il tema dell'economia della condivisione, un anno fa il Parlamento europeo aveva sottolineato la necessità di affrontare le zone grigie delle normative nazionali che causano notevoli differenze tra gli Stati membri e di adottare delle linee guida Ue: secondo i deputati, infatti, l'Unione deve sostenere la "sharing economy", garantendo allo stesso tempo la concorrenza leale e il rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali e assicurando la protezione dei consumatori.

In Italia Airbnb ha avviato un braccio di ferro per non diventare sostituto d'imposta (la tassa Airbnb) che costringerebbe la società californiana a trattenere la cedolare secca sugli affitti brevi.

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