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Motorola Solutions, il futuro in cinque mosse

Il poliziotto aumentato, la radio nello smartphone, le altre evoluzioni e rivoluzioni che l'azienda americana ha in cantiere

Motorola Solutions

Marco Morello

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È un colosso con 21 mila addetti in 65 Paesi, che ha chiuso il 2013 con un fatturato di 8,7 miliardi di dollari. Ha oltre 85 anni di storia nei quali ha sempre mantenuto un ruolo decisivo nello sviluppo delle comunicazioni mobili. Snellita della parte consumer, ceduta a Google (che poi l’ha rivenduta a Lenovo), ha scelto di concentrarsi sul mondo business. Terreno nel quale si prepara a compiere passi decisivi per continuare a essere protagonista. Quali saranno queste mosse le racconta a Panorama.it Massimo Sangiovanni, vicepresidente marketing per l’Europa, l’Africa e l’America. 50 anni, una laurea in ingegneria elettronica, si è appena insediato nel quartier generale di Chicago. È il primo non americano a rivestire un ruolo tanto cruciale per il futuro di un’azienda che sembra aver trovato la sua direzione puntando su ciò che sa fare meglio.

Il ritorno alle origini 

Motorola ha spianato la strada alle comunicazioni via radio prima di ampliare e diversificare le sue attività. L’idea è tornare a focalizzarsi con decisione su questo settore: «È un cerchio che si chiude» dice Sangiovanni. «Ci concentreremo, come già stiamo facendo, sulla pubblica sicurezza: mi riferisco alle radio professionali che consentono a forze dell’ordine, pompieri e affini di rimanere sempre in contatto C’è poi tutto il mondo del trasporto, della logistica, ma anche degli hotel. Banalmente, se la reception deve comunicare con una cameriera per sapere se è una stanza è pronta, può farlo attraverso una nostra soluzione. Di sicuro non mancano gli spazi e i margini di azione». Per coltivarli senza distrazioni, la parte enterprise dell’azienda sta per essere ceduta alla Zebra Technologies per circa 3,5 miliardi di dollari.       

La rivoluzione della sicurezza pubblica

Un sondaggio condotto tra i poliziotti americani ha svelato che sarebbero disposti a rinunciare alla loro pistola, ma non alla radio. È uno strumento vitale, che li tiene in contatto con la centrale, permette di chiamare i rinforzi, in svariate occasioni salva la vita di tanti civili. «Nonostante la voce rivesta un ruolo fondamentale» spiega Sangiovanni «nuove tecnologie come l’internet delle cose e il continuo sviluppo della banda larga spalancano un mondo nuovo. Uno stravolgimento di vecchi schemi simile a quello che ha portato dall’era dei telefonini a quella degli smartphone». Motorola Solutions è attivissima nello sviluppo di dispositivi professionali che consentano agli agenti di avere informazioni in tempo reale su dove sono i colleghi, le altre auto. Potranno chiamare i rinforzi toccando un’icona sullo schermo. E usare la tecnologia LTE per controllare velocemente i precedenti dei sospetti. O incrociare più dati possibile per sapere chi potrebbero trovarsi di fronte, consultando persino i social network. Qualcuno già lo sta facendo. 

Il ruolo della radio nelle comunicazioni private

A gennaio di quest’anno Motorola ha acquistato Twisted Pair Solutions: «Un’azienda dalla leadership riconosciuta nella tecnologia push-to-talk su tutti i dispositivi. Progetta applicazioni per i principali sistemi operativi, da iOS ad Android e Windows Phone». Di fatto, consente di trasformare lo smartphone in un walkie-talkie. S’intravede insomma la possibilità di far viaggiare in parallelo, in armonia, le comunicazioni radio e quelle cellulari. Con dispositivi ibridi che possano funzionare in ogni circostanza a seconda delle esigenze. La cameriera dell’albergo di cui sopra, giusto per fare un esempio, potrebbe avere un unico oggetto per restare in contatto con l’hotel mentre sta lavorando e la famiglia o il fidanzato. Di sicuro lo terrebbe sempre con sé. O per essere meno prosaici, tale trend seguirebbe la tendenza dell’integrazione tra dispositivi personali e professionali.  

La personal area network

La scena è questa. Un poliziotto estrae la pistola e un sensore presente nella fondina se ne accorge: da quel momento in poi la piccola telecamera che porta sugli occhiali, simili ai Google Glass, oppure vicino al taschino della camicia, si attiva e comincia a registrare. Non solo: un sistema rileva il suo battito cardiaco per misurare il livello di stress. La centrale, collegata in tempo reale, può sapere esattamente cosa sta succedendo. «Oltre al cloud classico, si può costruire una nuvola di dati intorno alla persona», dice il vicepresidente marketing di Motorola Solutions. «Un sistema che, come l’esempio dimostra, può garantire grande trasparenza all’operato delle forze dell’ordine e, in parallelo, metterle al riparo da strumentalizzazioni o accuse». Con soluzioni del genere, si eviterebbero o almeno si potrebbe far luce con maggiore celerità su episodi come quelli avvenuti a Ferguson, nel Missouri. Motorola ha da poco stretto una partnership e investito nella Recon Instruments, tra i pionieri nel settore dei dispositivi indossabili.    

Nessun isolamento

Per quanto destini il 10 per cento dei suoi fatturati annuali nella ricerca e sviluppo per creare in casa, nei suoi laboratori, le soluzioni per cementare la sua leadership, l’azienda di Chicago non vive dentro un recinto. Commenta Sangiovanni: «Di sicuro comprendiamo il peso specifico dell’acquisizione di aziende, tecnologie e proprietà intellettuali per completare la nostra offerta. Ma siamo e restiamo molto aperti alle collaborazioni con le terze parti. È l’unico modo per costruire un ecosistema che sia ampio e sicuro». Ricetta imprescindibile per continuare a rimanere competitivi.  

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