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Fra Apple e Samsung Google non gode

Ovvero: ecco perché la sentenza a favore della Mela potrebbe avere ripercussioni ben più ampie di quelle emerse dalla sentenza di San Jose. Coinvolgendo Google e l’intero fronte di produttori Android

Google Android

– Credits: (AP Photo/Mark Lennihan)

Colpirne uno per educarne cento. La vittoria di Apple su Samsung – ancorché parziale - rischia di avere conseguenze ben più profonde di quelle enunciate dal giudice Lucy Koh venerdì scorso. La corte distrettuale di San Jose ha infatti stabilito non soltanto che Samsung ha copiato da Apple e che per questo dovrà sborsare a titolo di risarcimento oltre un miliardo di dollari, ma – soprattutto – che i brevetti di Cupertino oggetto di dibattimento sono validi.

Significa, giusto per chiarire, che ingrandire o ridurre le foto puntando il pollice e l’indice a compasso (quello che in gergo tecnico viene definito pinch-to-zoom), un gesto che ormai tutti gli utenti di cellulari intelligenti (della Mela e non) hanno imparato a conoscere, è secondo la giustizia americana qualcosa che appartiene ad Apple e solo Apple.

Una sentenza che cambia un mercato

A questo punto vien facile pensare che in tutte le svariate dispute Apple contro Samsung sparse in giro per il mondo (almeno una dozzina), così come in quelle che vedono la società di Cupertino contro altri produttori (vedi Motorola e Htc), il verdetto possa essere ribadito. Non a caso il New York Times parla senza mezzi di termini di "una vittoria che altera un’industria", quella dei dispositivi mobili, da oggi più simile a quella farmaceutica che a qualsiasi altro comparto tencologico. D’ora in avanti chi vorrà lanciare un nuovo telefonino dovrà prestare molta attenzione alla “composizione” dei propri dispositivi, valutando ciò che è libero da brevetti da ciò che non lo è. Pena il rischio di grane legali.

Certo, a ben guardare il danno potrebbe essere un "male conveniente". Samsung, per dire, è stata condannata a pagare una cifra che rappresenta poco più dell’1.5% del suo fatturato nel settore mobile. A conti fatti, le converrebbe trasgredire pur di non perdere la posizione di leadership che si è conquistata sul mercato dei device portatili. Il problema però riguarda anche il rischio che certi modelli vengano estromessi da quei mercati nei quali esiste una sentenza che dichiareranno la non conformità brevettuale. Negli Stati Uniti, ad esempio, i tribunali potrebbero decidere di togliere dal commercio alcuni dei cellulari più popolari lanciati dalla casa coreana (una nuova sentenza è attesa per il 20 settembre).

Ma il vero nemico è Android (e Google)

Difficile dire se tutto questo sia un bene o un male per i consumatori. Di certo gli smartphone del futuro assomiglieranno sempre di meno al padre di tutti gli smartphone (l’iPhone), il che per certi versi potrebbe aumentare il livello d’innovazione. D’altro canto potrebbe diventare sempre più difficile trovare lo smartphone “perfetto”, quello capace di radunare al suo interno il meglio delle tecnologie presenti sul mercato. Se una sentenza di questo genere fosse applicata al mercato automobilistico, per fare un esempio, da domani vedremmo vetture con ABS, altre con l’ESP e il motore a iniezione diretta, altre ancora con il servosterzo, ma nessuna in grado di combinare tutto questo in un unico abitacolo.

Di certo la sentenza costringerà anche Google a rivedere in parte i propri programmi, non solo perché coinvolge direttamente uno dei “suoi” terminali (il Nexus S ) ma anche perché di mezzo c’è Android il sistema operativo che accomuna tutti i dispositivi contro i quali la società di Tim Cook ha puntato il dito. Insomma il “prodotto rubato” contro cui Steve Jobs in persona aveva giurato battaglia rischia di essere il vero obiettivo delle prossime battaglie legali di Apple.

To be continued.

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