Facebook, il business vince grazie anche al social design

Il team di designer lavora per rendere "invisibile" l'interfaccia del sito e lasciare spazio alle conversazioni fra gli utenti  

Una dipendente di Facebook tiene in mano un computer con un adesivo "Like" durante un evento a Menlo Park, lo scorso aprile (Justin Sullivan/Getty Images)

Stefania Medetti

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Cosa c’entra un architetto tedesco con il più grande social network del mondo? C’entra, eccome, stando a un articolo recentemente pubblicato da The Atlantic . Anche se la testata non cita direttamente Mies van der Rohe , l'approccio dell'architetto al design sembra la perfetta descrizione di quanto ha permesso a Facebook, entrato questi giorni per la prima volta nell’elenco di Fortune 500 , di conquistare un successo planetario. Facebook, infatti, si presenta come uno spazio aperto e libero, ma controllato da un ordine strutturale di cui si sente la presenza in modo minimale. Insomma, il famoso “meno è di più” attribuito, appunto, a Mies van der Rohe.

L'appeal del sito di social networking, infatti, deve molto al design di un’interfaccia inconfondibile che “scompare” sotto gli occhi dell’utente. “Cerchiamo di considerare ogni aspetto dell’interfaccia in termini di social design. Il contenitore, per noi, è un mezzo che permette a una persona di comunicare con un’altra - spiega Russ Maschmeyer, uno dei designer di Facebook -. Il nostro obiettivo è quello di rendere il contenitore il più invisibile possibile, in modo che l’unica cosa che passi davvero sia il messaggio".

Dietro a un’interfaccia apparentemente minimal, che deve funzionare in ogni angolo del mondo e per ogni fascia d’età, ci sono moltissime decisioni che riguardano gli spazi messi a disposizione degli iscritti, la grafica, le azioni che possono essere compiute. Il design è un settore su cui Facebook ha investito parecchio. Nel giugno del 2011, per esempio, ha acquisito lo studio di design olandese Sofa. Successivamente, è stata la volta di Push Pop, un'acquisizione che ha permesso portare a casa anche il talento di Kimon Tsinteris e Mike Matas, due designer responsabili di alcuni pezzi chiave dell’interfaccia dell’iPhone.

Anche l’acquisizione di Gowalla, il social network location based, è nata dall’interesse per il suo team di designer. Nel 2012, infine, sono arrivati Elizabeth Windram, che ha aiutato a disegnare Google Search ed era responsabile del design di Google Maps, ma anche la società di ricerca in ambito del design Bolt Peters e altri designer come Marco De Sa, proveniente da Yahoo!. Kate Aronowitz, il design director di Menlo Park, si occupa di integrare i talenti, mettendoli a lavorare fianco a fianco con gli ingegneri.

Un aiuto nella costruzione dell’interfaccia proviene ovviamente dai dati: le metriche, infatti, orientano fortemente le scelte strategiche e il marketing.  Il nuovo design del newsfeed lanciato questa primavera, per esempio, rende più facile seguire le storie dei propri amici e nasce dall’osservazione del trend relativo alle immagini . I messaggi contenenti una foto, infatti, sono raddoppiati nell’ultimo anno e sono quelli che attraggono il maggior numero di Like e di commenti. Rispetto a un testo, in particolare, le foto ottengono il 53% in più di Like e il 104% in più di commenti. I messaggi che contengono una foto, inoltre, registrano un coinvolgimento superiore del 120% rispetto a un post medio. Un fotoalbum, addirittura, arriva a +180%. Facebook lo sa ed è disposto a continuare a mettersi in gioco. Anche il redesign del newsfeed, dunque, segue i medesimi principi, come sottolinea un portavoce di Facebook: "Se il nuovo newsfeed sarà un successo, la maggior parte delle persone non si accorgerà neanche del cambiamento". Insomma, il trionfo della sostanza sulla forma.

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