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Facebook, ricavi in crescita grazie a telefonini e tavolette

L'ultima trimestrale è stata superiore alle attese degli analisti. E il 14 per cento della pubblicità è arrivata dai dispositivi mobili

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Alla fine Mark Zuckerberg è riuscito a prendersi una prima rivincita sugli analisti. La sua Facebook, che a Wall Street negli ultimi mesi non ha avuto vita facile, chiude un trimestre con risultati incoraggianti. I ricavi, pari a 1,26 miliardi di dollari, sono in aumento del 32 per cento, superando le attese. Una sorpresa positiva che fa il paio con un utile netto di 311 milioni di dollari. In verità, scremando alcune partite contabili, ciò che si registra è un rosso da 59 milioni, mentre l’anno scorso c’era un segno più di 227 milioni, ma ciò non inficia l’evidenza: un cambio di passo c’è stato. E per avere conferma bisogna guardare altrove, bisogna leggere altri numeri.

La raccolta pubblicitaria tradizionale, innanzitutto: è salita a 1,06 miliardi di dollari, ovvero il 26 per cento in più rispetto al secondo trimestre. E, in particolare, il 14 per cento dei ricavi delle inserzioni arriva dai dispositivi mobili. Il che significa una cosa soltanto: che Zuckerberg sta cominciando a venirne a capo, sta finalmente mantenendo la promessa fatta agli investitori al momento di quotarsi in borsa. Ovvero, fare profitti da quelle piattaforme, da quegli spazi su cui si sta spostando gran parte del traffico del social network e non solo. Come si vede nel grafico qui sotto, 604 milioni di utenti di Facebook, oltre il 60 per cento del totale (ricordiamo che è stata da poco sfondata la quota del miliardo di iscritti) accedono ai loro profili lontano del computer di casa.

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Analizzando nello specifico i ricavi prodotti dai dispositivi mobili, ci accorgiamo che sono sestuplicati rispetto al trimestre precedente, passando a 3 milioni di dollari al giorno alla fine di settembre da circa 500 mila dollari al 30 di giugno. A premiare è stata la scelta di inserire la pubblicità direttamente nei «news feed», il rullo dove passano tutti gli aggiornamenti, gli status e le attività degli amici di ciascun utente. Secondo quanto dichiarato dalla stessa Facebook, gli utenti sarebbero dieci volte più portati a ricordare questo tipo di annunci rispetto a quelli presenti nella parte destra dello schermo della versione da scrivania del sito.

Certo, per quanto affermazioni del genere non siano univocamente dimostrabili, è abbastanza condivisibile il fatto che una pubblicità inserita in un punto in cui dobbiamo giocoforza rivolgere lo sguardo per sapere cosa sta succedendo nel social network, fa la giusta presa. D’altronde è quanto ha deciso di fare Twitter piazzando i cinguettii sponsorizzati in mezzo, per esempio, ai risultati delle nostre ricerche. Il sito sa che è qualcosa a cui siamo interessati, perché vogliamo approfondirlo, e dunque può fornirci messaggi in target.

La pubblicità è la principale fonte di guadagno, ma non l’unica. Lo stesso Zuckerberg ha detto che la compagnia intende permettere agli utenti di vendere e comprare all’interno della piattaforma. Per esempio dei regali virtuali che possiamo recapitare ai nostri amici per il loro compleanno. Ma con il declino o comunque con le performance in calo dei giochi on line, queste proposte sembrano essere dei corollari, delle iniziative residuali. Il nocciolo duro resta l’advertising e, visti i numeri che stanno facendo registrare gli accessi da telefonini e tavolette, è ovvio su quali tasti bisogna insistere. Certo, alcuni analisti hanno fatto anche notare come sugli schermi degli smartphone possa capitare spesso e non proprio volentieri di cliccare accidentalmente su una pubblicità (quante volte succede mentre si gioca con delle app gratuite che hanno al loro interno dei banner) e, alla lunga, la cosa potrebbe creare non pochi fastidi agli utenti. Ma è un rischio che Mark Zuckerberg sarà disposto volentieri a correre.  

Twitter: @marmorello

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