Apple store, se i dipendenti guadagnassero di più...

Interessante analisi del Daily Beast su come una diversa politica dei salari per i dipendenti dei punti vendita dei leader di mercato farebbe bene all'intera economia americana

L'Apple Store alla Grand Central Station di New York (Credits: EPA/Andrew Gombert)

Redazione

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"Solo in America può accadere che una società seduta su 145 miliardi di dollari di cassa pianga lacrime di difficoltà", esordisce nel suo ultimo articolo sul Daily Beast l'editorialista Daniel Gross.

E non ha tutti i torti. Se poi la società si chiama Apple, allora fa ancora più sorridere. Il cuore del problema sarebbe questa volta la strategia del colosso guidato da Tim Cook nell'apertura e gestione dei punti vendita che non stanno andando bene anche secondo il Wall Street Journal tanto che, come nota invece Business Insider (citato da Gross), sono oggetto di un taglio dei costi che riguarderebbe anche carta e matite da usare.

È indubbio, sottolina il Daily Beast, che non sono carta e matite il punto debole. E azzarda un paragone interessante: "il problema di fondo di Apple è lo stesso che, a largo spettro, riguarda l'economia americana: l'azienda va bene, ma la domanda interna non sta crescendo come ci si aspettava". E snocciola dati: "le vendite negli Apple store nel 2012 rendevano 5.971 dollari al metro quadrato, il 17% in più del 2011 e molto più di altri retailer come Tiffany, ad esempio. Ma nel 2013 il rendimento è sceso a 4.542 dollari al metro quadrato, con un calo delle vendite nell'ultimo trimestre siginficativo, il primo anno su anno dal 2009".

Dov'è il problema? In una serie di fattori, oltre alla difficoltà di mantenere sempre ritmi di crescita costanti anche se ci si chiama Apple (e il discorso infatti non vale solo per Cupertino ma anche per altri grandi colossi come per esempio Walmart). Il primo è trovare ogni volta nuovi clienti. "A casa mia siamo in quattro e abbiamo un iMac e un Macbook, tre iPhone, due iPad e un iPod" dice Gross. Non c'è più posto per oggetti Mac. Il secondo è la concorrenza, nel caso di Apple in primis quella di Samsung e tutta la crescita dell'offerta del mondo Android. 

Ma c'è di più e riguarda qualsiasi tipo di business: "se si vuole investire nei punti vendita, bisogna far girare soldi tra i consumatori" dice Gross. Ovvero: non si possono tagliare gli stipendi di chi lavora e poi sperare che la gente vada a spendere in un negozio Apple o ovunque sia.

Ora, fa notare Daily Beast, Apple ha circa 26 mila dipendenti nei suoi negozi in America. E cita il New York Times che ha scritto l'anno scorso come vengano pagati 12 dollari l'ora. Più di McDonald's ma certo non molto. Con 145 miliardi di liquidità in bilancio, ovvero 6,9 miliardi solo nell'ultimo trimestre, se Apple desse un aumento di stipendio di 2 mila dollari a dipendente, avrebbe un costo di 52 milioni l'anno. Peanuts, "noccioline" direbbero gli americani, rispetto al cash a disposizione. E soprattutto: più soldi in tasca, più il dipendente Apple spenderebbe in uno stesso Apple store o in un ristorante, al teatro, in un negozio qualsiasi. Ma soprattutto una politica di salari di questo tipo di Apple potrebbe migliorare lo scenario complessivo. Quando un'azienda leader di mercato stabilisce una regola, di solito gli altri tendono a seguirla.

L'articolo integrale: Apple's dumb penny-pinching

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