Amazon e le troppe restituzioni dei prodotti online

L’operatore e-commerce ha deciso di chiudere l’account dei clienti che rimandano indietro troppi acquisti

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Sembra sia stato ufficialmente individuato il pericolo numero uno del commercio online: la restituzione, da parte dei clienti, degli acquisti non conformi alle proprie aspettative. A far emergere con forza il problema è stato l’operatore numero uno al mondo, quindi una fonte quanto mai autorevole. Stiamo parlando di Amazon, che di fronte all’aumentare di merce restituita è dovuto precipitosamente correre ai ripari. A rilevare la notizia è un dettagliato articolo dell’Handelsblatt , il maggiore quotidiano economico tedesco. Secondo quanto riportato dalla versione online della testata, sarebbe stato realizzato uno studio specifico da cui emergerebbe che il costo medio di una restituzione, a carico ovviamente dell’intermediario, questo caso Amazon, è di circa 20 euro.

Una cifra non da poco se si considera la mole di consegne che quotidianamente vengono effettuate. Da qui la decisione di Amazon di porre un freno a questo fenomeno. E la strada scelta è certamente una delle più drastiche immaginabili. Ad alcuni clienti, accusati di vera e propria “bulimia commerciale”, Amazon ha cominciato ad inviare delle comunicazioni che in pratica interrompono il rapporto. Nella missiva si legge che il cliente avrebbe superato una certa soglia di restituzioni (la cui cifra però non è stata resa nota) e che quindi Amazon non avrebbe più accettato nessun tipo di ordine, aggiungendo che l’account stesso era da considerarsi chiuso. Un vero e proprio stop unilaterale al rapporto commerciale.

AMAZON, SE LA CRISI SI FA SENTIRE

La decisione di Amazon, attuata in verità già da qualche tempo, ovviamente sta creando reazioni quanto mai indispettite tanto da parte dei clienti che da parte delle imprese commerciali. Sono stati aperti online numerosi focus di discussione in cui vengono denunciate in maniera furibonda le chiusure di account. D’altro canto le aziende che vendono attraverso la Rete sostengono che il diritto alla restituzione è uno dei capisaldi del rapporto di trasparenza con il cliente, e dunque in nessun modo bisognerebbe attentare ad esso. Sta di fatto che evidentemente qualcuno esagera, e in casa Amazon la cosa ha cominciato a creare tali e tanti problemi, da dover ricorrere ad una soluzione tanto drastica quanto effettivamente criticabile.

AMAZON E I PROGETTI PER IL FUTURO

L’Handelsblatt tra l’altro nell’articolo sopra citato, rivela anche quali siano in Germania le categorie di oggetti più frequentemente restituiti al mittente dal cliente insoddisfatto. Al primo posto figurano vestiti e scarpe con il 28,5% delle restituzioni complessive. A seguire con il 16% acquisti generici, ossia tutti gli oggetti non appartenenti a nessuna altra categoria presa in considerazione dalla lista. Al terzo posto ci sono gli elettrodomestici con il 15,6%, poi l’elettronica da intrattenimento, ovvero macchine fotografiche, cd player, stereo e quant’altro, con il 15,4%. Al quinto posto infine, degno di notazione, c’è il 15,4% di restituzioni che concernono computer, tablet e altra strumentazione simile. Un campionario dunque completo, in cui a seguire non mancano i libri, i giochi, la musica o il mobilio.

Insomma tutto quanto può essere acquistato online, e volendo anche restituito, ma senza esagerare, altrimenti potremmo finire nella lista nera di Amazon.

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