Alibaba: perché potrebbe essere una bolla

Una holding alle Cayman, dubbi sulla governance, sulle strategie di crescita e sul ruolo (imperante) del fondatore Jack Ma

Jack Ma

Jack Ma, fondatore e presidente di Alibaba – Credits: Andrew Burton/Getty Images

Stefania Medetti

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E se Alibaba fosse una bolla? Quella che è stata salutata come l’Ipo dei record, in grado di rastrellare 230 miliardi di dollari, nasconderebbe secondo alcuni osservatori qualche punto controverso. A partire dal fatto che la Cina proibisce alle proprie imprese di accettare finanziamenti stranieri. Le quote messe in vendita venerdì scorso, dunque, riguardano la holding alle Cayman, nota come Alibaba Group Holding che, per contratto, beneficia dei profitti del business cinese, ma di fatto è fuori dal controllo degli azionisti. Nell’operazione, inoltre, sono coinvolte a vario titolo le più grandi banche di investimento – Barclays, Goldman Sachs, Credit Suisse, Deutsche Bank, J.P. Morgan Chase e Morgan Stanley – una configurazione che, riferisce Forbes, potrebbe essere rischiosa e aprire falle nelle operazioni di controllo.


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Preoccupazioni sono state sollevate anche in relazione all’origine dei profitti. Negli ultimi due anni, il fondatore Jack Ma ha investito 16 miliardi di dollari per acquisire 29 aziende che oggi fanno parte della galassia Alibaba. È molto difficile, dunque, valutare quale ramo aziendale sia in grado di generare profitti. A questo si aggiunge il fatto che la contabilità in Cina è ben diversa di quella a cui si devono attenere le aziende americane. Secondo il professor Anant Sundaram, del Dartmouth College, la conseguenza è che gli investitori rischiano di non avere l’intero quadro sott’occhio.

Sempre a proposito di Cina: il trend di crescita del Paese sta rallentando e questo potrebbe determinare limiti strutturali allo sviluppo dell’azienda che, da più parti, viene già considerata un player maturo. In pratica: la massa critica di Alibaba, che rappresenta circa l’80% dell’e-commerce in Cina, è tale da rendere difficile immaginare che ci possa essere altro spazio per crescere, ma il suo fondatore si dice interessato a Europa e Stati Uniti. Come se non bastasse, le autorità cinesi stanno valutando un tetto alle transazioni effettuate online, cosa che potrebbe impattare sulle attività di Alipay, il sistema di pagamento di Alibaba. 

Quanto al consiglio di amministrazione, è possibile che quello di Alibaba, che oggi è la diciottesima più grande azienda per capitalizzazione davanti a Facebook e Amazon, non sarà un board indipendente. Jack Ma, infatti, ha chiesto di poter scegliere la maggior parte dei nomi a cui affidare le poltrone, cosa che priverebbe gli azionisti di un controllo sulle operazioni e di voce in capitolo. Infine, c’è anche una questione psicologica che chiama in causa gli investitori privati: il caso di Facebook, per esempio, dimostra quanto sia pericoloso pensare che un’Ipo sotto i riflettori sia, quasi automaticamente, garanzia di un successo immediato. Vendere le azioni troppo presto, dunque, può costare molto caro.

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