Economia

Tassi di interesse negativi: cosa cambia per i rispamiatori

A pagare il prezzo più alto saranno le imprese e ora si attende la risposta degli altri istituti di credito dopo la scelta annunciata da Unicredit

Barbara Massaro

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Anche in Italia arirvano i tassi d'interesse negativi. Dal 2020 custodire depositi bancari ben al di sopra dei 100.000 euro in Unicredit costerà parecchio ai risparmiatori.

Cosa succede in Unicredit

A confermare quella che fino a pochi giorni fa era solo una dichiarazione teorica avanzata dal Ceo dell'istituto Jean Pierre Mustier è stato lo stesso Mustier che ha dichiarato: "I tassi negativi verranno trasferiti ai clienti con depositi ben al di sopra di 100 mila euro a partire dal 2020. In ogni caso offriremo ai clienti soluzioni alternative ai depositi come ad esempio investimenti in fondi di mercato monetario senza commissioni e obiettivi di performance in territorio positivo".

Il tasso negativo potrebbe arrivare allo 0,5% ovvero lo stesso che - grazie alla recente decisione del Presidente Bce Mario Draghi - la Banca Centrale Europea applica ai singoli istituti bancari che lasciano in giacenza a Francoforte una quota di denaro che eccede la riserva obbligatoria moltiplicata per sei.

Si tratta, però, di un tetto difficile da superare (al momento la quota massima che le banche italiane possono depositare è di 95 miliardi di euro e in giacenza se ne contano "solo" 88) e che riguarda solo eccedenze davvero ingenti.

Applicando un analogo parametro anche al singolo isitututo di credito  - in questo caso Unicredit - c'è da aspettarsi che il tasso dello 0,5% venga posto in essere solo in caso di cifre in deposito davvero ingenti. 

Quanto costa tenere il tenaro in banca

Del resto già oggi, senza i tassi negativi, alle famiglie, ma soprattutto alle imprese, lasciare il denaro in giacenza sui conti correnti non conviene. Nella migliore delle ipotesi non rende nulla (neppure sui conti online) e nella peggiore tra inflazione e costi bancari in dieci anni un tesoretto da 10.000 euro si riduce a 8.000.

A pagare di più naturalmente, sono le imprese titolari di conti correnti molto più nutriti di quelli delle famiglie.

In un anno, tra l'altro, rivala un recente report di Banca d'Italia, i risparmi delle imprese sono aumentati solo in Italia del 9,9% e la maggiore liquidità determina un evidente calo del ricorso al credito, esito che penalizza l'intero sistema bancario.

La rivoluzione di Mustier

In questo Mustier ci ha visto lungo: penalizzando chi risparmia "troppo" si stimola a spendere di più e a muovere denaro invece che lasciarlo in deposito.

Si tratta di una rivoluzione copernicana del concetto stesso di risparmio che punta al re-invenstimento e non all'accumulo.

A livello europeo quello dei tassi negativi è un processo che è già stato avviato sia in Germania sia nel nord Europa sia in Svizzera. La berlinese Volksbank, ad esempio, ha iniziato ad applicare un tasso del -0,5% su depositi superiori a 100.000 euro mentre la danese Jyske Bank addebita lo 0,75%.

Non mancano gli scettici sull'effettiva validità del concetto di tasso negativo visto che l'accumulo di denaro sarebbe spinto più da logiche industriali che finanziarie e questo porterebbe una guerra interna tra gli istituti bancari a chi abbassa di più i tassi di prestito e faciliti le imprese a meno che tutte le banche non si muovano compatte nella stessa direzione proposta da Mustier.



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