Tobin Tax, ultima tegola sul risparmio

Con la nuova tassa per la quarta volta negli ultimi 12 mesi si inasprisce il carico fiscale su conti correnti, depositi, titoli azionari e obbligazioni

Credits: Elaborazione grafica di Stefano Carrara

Andrea Telara

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La data esatta è già fissata sul calendario: 1° marzo 2013. È il giorno in cui debutterà la Tobin tax, la nuova tassa sulle compravendite di azioni e (dal 1° luglio) anche di prodotti derivati. Un balzello che verrà applicato anche in altre 10 nazioni europee e che dovrebbe portare nelle casse dello Stato italiano 1 miliardo di euro all’anno (30-35 in complesso nelle maggiori economie, secondo uno studio citato dal Financial Times). Gettito piuttosto modesto per un’imposta che, secondo non pochi osservatori, rischia invece di fare parecchi danni. La Tobin tax è infatti l’ennesima stangata sui risparmi degli italiani che, negli ultimi 12 mesi, sono già stati tartassati più volte.

Agli inizi del 2012, per esempio, è aumentato dal 12,5 al 20 per cento il prelievo fiscale sulle rendite incassate da chi investe in azioni, fondi comuni e obbligazioni societarie. Inoltre, è stato inserito un limite alle minusvalenze (cioè le perdite) subite prima del 31 dicembre 2011 sugli investimenti in azioni, che possono essere dedotte fiscalmente dai guadagni ottenuti nei 4 anni successivi, ma solo entro il 62,5 per cento del loro ammontare. Poi è arrivata la nuova imposta di bollo, cioè la minipatrimoniale sul conto titoli imposta dal governo Monti: un altro balzello che oggi grava sul capitale investito dai risparmiatori in quasi tutti i prodotti finanziari.

Ora è la volta della Tobin tax, ideata negli anni 70 dal premio Nobel per l’economia James Tobin per scoraggiare la speculazione. Quella proposta era una tassa ben diversa, che doveva colpire le compravendite di valute. Il nuovo balzello verrà invece applicato agli scambi di azioni italiane e di derivati e rischia di avere effetti distorsivi sul mercato o generare addirittura una fuga di capitali. Lo sanno bene gli svedesi, che nel 1984 introdussero una tassa simile, per poi eliminarla nel 1992: in pochi anni, l’operatività della borsa di Stoccolma crollò dell’85 per cento per spostarsi verso il mercato di Londra. Si spera che anche in Italia non accada la stessa cosa.

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