Tasse

Autonomia. Al Veneto parte delle Tasse. Cosa cambia

Cosa prevede l'accordo trovato tra il Veneto ed il Ministero dell'Economia su autonomia e tasse

Luca Zaia

Il Veneto ha raggiunto un accordo con il Ministero dell'Economia e delle Finanze sull'Autonomia, anche fiscale e di spesa. Un annuncio storico, per certi versi, che ora sarà sottoposto al via libera da parte del Consiglio dei Ministri.

Accordo (leggi il documento integrale) che arriva dopo mesi di trattativa con alcune richieste del Governatore Luca Zaia che sono state respinte senza se e senza ma (come ad esempio il controllo del Mose) ed altre che invece sono state accolte. Inutile dire che i leghisti, seppur soddisfatti, segnalano come i ministeri più disponibili siano stati quelli appunto del loro stesso partito mentre nei dicasteri a 5 Stelle sono arrivati diversi no.

Alla fine sono 23 gli ambiti in cui le Regioni, in questo caso il Veneto, chiedono maggiore autonomia: si va dallo sport ai trasporti, dalla Protezione civile alla sanità.

Tasse, cosa cambia

La riforma più attesa e più significativa riguarda appunto le tasse. Il discorso è piuttosto semplice da spiegare ma molto più complesso da attuare.

Si parte dalle famose "competenze aggiuntive" che le Regioni, in questo caso il Veneto, hanno chiesto allo stato. Competenze aggiuntive in vari campi. Per finanziare queste spese è prevista, come recita il testo dell'accordo, una "compartecipazione al gettito maturato nel territorio regionale dell’imposta sui redditi e di eventuali altri tributi erariali".

Per i primi tre anni questa spesa aggintiva sarà calcolata in base alla cosiddetta "spesa storica". In pratica fatta X una spesa sostenuta negli ultimi anni dalla Regione, ad esempio, per la "Tutela e sicurezza sul lavoro" lo Stato verserà appunto una quota di Irpef ed Iva "compartecipata" appunto pari a quella stessa cifra. Questo per i primi tre anni di Autonomia.

Passati i primi tre anni le Regioni dovranno stabilire dei cosiddetti "fabbisogni standard" di spesa per ogni competenza aggiuntiva. E qui comincia il difficile.

Stato e Regioni infatti dovranno accordarsi su quelli che sono le varie necessità base dei servizi offerti ai loro cittadini e relativi costi. Da questo punto di vista Veneto e Lombardia avevano proposto di poter rapportare il livello di questi servizi alla "capacità fiscale" propria del territorio. In pratica, essendo le due regioni più "ricche" avrebbero ottenuto livelli di servizi molto più alti rispetto ad altre regioni.

L'ipotesi però è stata scartata dal Mef e non risulta presente nell'accordo. Al suo posto, se dopo i famosi tre anni non si trovasse un accordo su questi fabbisogni standard, è stata inserita una clausola secondo la quale il totale delle risorse assegnate per le nuove funzioni "non potrà essere inferiore al valore medio nazionale pro-capite della spesa statale per l’esercizio delle stesse funzioni".
E dal momento che al Nord la spesa pro capite per molti servizi pubblici è inferiore alla media nazionale, da lì potrebbe arrivare una compartecipazione più ricca al proprio gettito fiscale.

In tutto si parla di una fetta da 200miliardi di euro divisa in base alle varie competenze sulle tre regioni richiedenti: Veneto, Lombardia ed Emilia.

Ora la palla passa al Consiglio dei Ministri che dovrà decidere se ratificare l'accordo o meno.



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