Tasse, tutti i pacchi di Natale di Mario Monti

Si inizia pagando l’Imu lunedì 17 dicembre e si finisce con il rincaro dell’iva previsto per luglio. Ecco le «sorprese» che il governo e il Parlamento ci lasciano per i prossimi mesi: come la nuova Tarsu, che si rivela una mazzata per i commercianti.

Credits: illustrazioni di Francesco Poroli

Marco Cobianchi

-

Calma, ce n’è per tutti. Per chi ha una casa, un’auto aziendale, per chi investe i risparmi, per i pensionati e gli imprenditori, i dipendenti, e anche per i liberi professionisti. Non si direbbe, ma a Mario Monti piacciono le sorprese. Soprattutto farle. Soprattutto farle agli italiani. Le sorprese del governo Monti si chiamano tasse, quelle che si cominceranno a pagare dal 2013 e quelle che inizieranno ad avere effetto nell’estate prossima. Con il rischio all’orizzonte di dover pagare di più pure le prestazioni sanitarie, visto l’allarme lanciato dal premier martedì 27 novembre. Rovinare una sorpresa rivelando che cosa contiene un pacco non è elegante, ma questi non sono pacchi normali. Sono «pacchi» nel senso colloquiale del termine, ed è meglio conoscerli prima, per non arrabbiarsi dopo.

TASSA SUI RIFIUTI BATOSTA SUI NEGOZI
Prima la buona notizia: la Tarsu non ci sarà più. E poi la cattiva: al suo posto arriva la Tares che costerà di più. Molto, molto di più. La vecchia imposta sui rifiuti solidi urbani viene infatti sostituita l’anno prossimo da una che ingloba una tassa che prima non c’era: quella sui cosiddetti «servizi indivisibili» come sicurezza, illuminazione e strade e si applica a tutti gli immobili in ragione di 30 centesimi a metro quadrato elevabili, a discrezione del comune, a 40 centesimi. La Tares la pagheranno tutti: sia le aziende sia i proprietari di casa. Per le prime, ha calcolato la Confcommercio, si tratta di un aumento medio del 290 per cento rispetto a quanto pagavano con la Tarsu.

Alcuni esempi possono dare l’idea della batosta in arrivo: una pizzeria al taglio di 100 metri quadrati pagava 401 euro che nel 2013 diventeranno 3.038 euro. Un ristorante di 200 metri quadrati passerà da 802 euro a 4.734: quasi sei volte in più. Per quanto riguarda le abitazioni, il rincaro sarà come minimo di 32 euro l’anno, ma il conto finale dipende dall’esosità del comune.

PENSIONI FERME UN ALTRO GIRO
Sono due gli interventi sulle pensioni. Entrambi, ovviamente, sono tagli, ma il primo riguarda i «poveri» (si fa per dire), il secondo i «ricchi» (in senso letterale). Il decreto salva Italia stabilì il blocco della rivalutazione delle pensioni per la parte che supera di tre volte il minimo, cioè oltre i 1.440 euro lordi al mese. Il blocco ha riguardato il 2012 e si ripete nel 2013. E siccome nel 2013 è possibile (diciamo: probabile) che l’iva aumenti ancora, è possibile (diciamo: probabile) che aumenti anche l’inflazione rendendo più pesante la riduzione del potere d’acquisto. Il secondo intervento riguarda, invece, i «ricchi». Chi riceve un assegno annuo superiore ai 90 mila euro pagherà una tassa di solidarietà del 5 per cento per la parte compresa fino ai 150 mila euro; del 10 per cento per la parte compresa tra i 150 mila e i 200 mila euro; del 15 per cento per chi incassa dai 200 mila euro l’anno in su. Certo, per i veri ricchi sarà più difficile gridare all’ingiustizia. L’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, per esempio, incassa ogni mese 31.411 euro, che fanno circa 376 mila euro l’anno, e pagherà un contributo di solidarietà di 26.500 euro circa. L’ex dirigente Telecom Mauro Sentinelli, che invece di euro ne incassa 90 mila al mese (avete letto bene: al mese), pagherà all’incirca 176 mila euro di contributo di solidarietà.

LA RASOIATA SUGLI IMMOBILI
Il «redde rationem» con l’Imu è fissato per lunedì 17 dicembre. Gli italiani che non hanno già provveduto verseranno il saldo della tassa e malediranno il giorno in cui hanno deciso di comprare un appartamento, un capannone, un negozio. Su un’abitazione di categoria A2 e di 110 metri quadrati l’Imu da pagare, ha calcolato la Cgia di Mestre, è di 337 euro. Su una seconda casa dello stesso tipo l’imposta oscilla tra 798 e 1.113 euro. Mentre gli esercizi commerciali pagheranno in media 569 euro in più di quanto pagavano con la vecchia Ici. Gli uffici pagheranno 949 euro in più e le fabbriche addirittura 1.565 euro in più. E questo considerando l’ipotesi che i comuni applichino l’aliquota più bassa, perché se applicheranno quella più alta il proprietario di un capannone viene a pagare qualcosa come 3.844 euro.

Ma c’è dell’altro: nel 2013 cala il bonus fiscale sulle ristrutturazioni edilizie. A giugno di quest’anno il governo aveva aumentato dal 36 al 50 per cento la quota delle spese deducibile dalla dichiarazione dei redditi. Da giugno 2013 si torna al 36. Scende anche la quota detraibile per gli investimenti a favore del risparmio energetico (come, per esempio, i doppi vetri): dal 55 per cento attuale si passa, dal 1° gennaio, al 50 e poi, dal 30 giugno, al 36 per cento.

AFFITTI CON MINORI SCONTI
Scende la quota delle spese per le case date in affitto detraibile dalle tasse. Esempio pratico: dei 1.000 euro incassati come canone d’affitto il proprietario poteva dedurre dall’Irpef il 15 per cento (e quindi pagava le tasse sull’85 per cento del canone). Si tratta di una riduzione forfettaria che serve per coprire spese quali le tasse, la manutenzione, le spese condominiali. Dal 2013 la quota deducibile scende al 5 e quindi le tasse si pagano sul 95 per cento di quanto si incassa. Il fatto è che chi inserisce nell’Irpef i ricavi da affitto sono coloro che hanno redditi bassi (e quindi una bassa Irpef) perché gli altri hanno convenienza a usare il sistema della cedolare secca. Tradotto: viene penalizzato di più chi guadagna meno di 25 mila euro l’anno.

TOBIN TAX, UN DANNO ALLE IMPRESE
La tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2013 (ma i tedeschi, dopo averla sponsorizzata, ora pensano di rinviarne l’applicazione al 2016). Contrariamente a quanto si crede, se venisse applicata anche ai titoli derivati (i titoli di stato ne restano esclusi, ma la discussione al Senato è ancora aperta), non servirà per fare pagare di più le banche e le istituzioni finanziarie, ma rischia di essere una rasoiata sui conti delle imprese. Se da una parte è vero che proprio questi titoli (ipersofisticati e di difficile lettura perfino per chi li vendeva, oltre che per chi li comprava) hanno amplificato la crisi finanziaria scoppiata in America nel 2008, dall’altra è anche vero che sono strumenti utili per le imprese. Facciamo un esempio pratico. Uno dei tanti derivati scambiati in Italia si chiama Schatz e il suo valore dipende dall’andamento di un paniere di titoli di stato tedeschi del valore totale di 110 mila euro e della durata media di 2 anni. Quando un imprenditore vuole proteggere dalle oscillazioni dei tassi d’interesse il proprio debito, che potrebbe aumentare o diminuire il valore proprio in virtù dei tassi di mercato, può andare in banca e comprare uno Schatz: spendendo 360 euro protegge 110 mila euro di debito. Una tassa dello 0,05 per mille sui derivati non verrebbe però calcolata su 360 euro spesi, ma su 110 mila. Quindi per ogni derivato si pagherebbero in tasse 55 euro più altri 55 euro quando lo si vende. Spesso questi derivati vengono comprati e venduti ogni 3 mesi e ciò significa, altro esempio, che se il debito da difendere è di 1 milione, l’imprenditore dovrebbe pagare una tassa annua di 4 mila euro. Risultato: l’impresa fa a meno dei derivati, correndo rischi altissimi, e contribuisce a rendere il mercato finanziario nazionale rachitico alimentando quello dei paesi che hanno regole diverse.

In Gran Bretagna e in Svizzera esiste già una Tobin tax: Berna applica quello che viene chiamato bollo cantonale su ogni transazione finanziaria e lì nessuno si è mai posto il problema di una tassa sui derivati, perché sanno bene che andrebbe a danneggiare l’economia reale e non solo quella finanziaria.

AUTO, TAGLIO ALLE DETRAZIONI
Le auto sono al centro delle preoccupazioni del governo che, infatti, ha varato tre manovrine per fare pagare di più chi ne ha una. Prima: il professionista che usa l’auto non esclusivamente per motivi di lavoro poteva dedurre il 40 per cento del costo del contratto di leasing, dal 2013 solo il 20 per cento. Secondo: le aziende che danno in uso un’auto ai propri dipendenti prima potevano dedurre il 90 per cento del contratto di leasing, dal 2013 solo il 70. Terzo: dalla dichiarazione dei redditi si poteva dedurre il 100 per cento della tassa sulla salute che viene pagata nei contratti Rc, ma dal 2013 ci sarà una franchigia di 40 euro sotto la quale non si deduce nulla. E, indovinate?, la maggior parte delle Rc auto prevede una tassa inferiore ai 40 euro, quindi, niente più detrazione.

IVA E BENZINA RINCARI IN VISTA
L’Italia si è impegnata con l’Europa a chiudere il bilancio del 2013 in pareggio. Come fare? Semplice: il prossimo governo, se non trova in altro modo 4,9 miliardi, dovrà utilizzare la possibilità lasciata aperta dal governo Monti di aumentare in luglio l’iva ordinaria al 22 per cento dall’attuale 21. Si tratta, appunto, di circa 4,9 miliardi prelevati dai consumi degli italiani che farà aumentare i prezzi dei servizi professionali, delle automobili e dei prodotti di elettronica. Ma, soprattutto, farà aumentare il prezzo della benzina, che è già stata tartassata da un aumento dell’accisa di 10 centesimi e da un precedente aumento dell’iva, dal 20 al 21 per cento, a settembre. Attenzione poi: il governo ha previsto di creare un megafondo da 4,9 miliardi per finanziare il trasporto pubblico locale alimentandolo anche con una quota di compartecipazione alle accise iva sui carburanti delle regioni. Tradotto: a ogni regione è stata confermata la facoltà di aumentare le accise sui carburanti.

Leggi Panorama on line

© Riproduzione Riservata

Commenti