Tasse e Comuni, le insidie del rimborso di Imu e Tasi

Il paradosso, secondo Guido Castelli dell’Anci, è che si potrebbero avvantaggiare i sindaci che in questi anni hanno tenuto le aliquote più alte

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Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile Finanze locali dell'Anci – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Non mancano dubbi tra i tanti sindaci d’Italia dopo l’annuncio, fatto a Porta a Porta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, di voler abolire Imu e Tasi sulla prima casa, rimborsando i Comuni, “paro paro”, parola di premier, del mancato gettito. A farsi portavoce di queste incertezze è Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile finanza locale dell’Anci, l’associazione che riunisce i Comuni d’Italia. “Innanzitutto – esordisce Castelli – le comunico ufficialmente che domani avremo una riunione con il nostro presidente Piero Fassino, in cui all’ordine del giorno ci saranno proprio le parole di Renzi. Fin d’ora però si possono notare alcune cose che francamente lasciano perplessi”. La più eclatante riguarda l’intenzione di rimborsare i Comuni, tenendo conto delle aliquote vigenti per Imu e Tasi.

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“Lei si rende conto – fa notare Castelli – che si tratterebbe di un paradosso. In pratica i Comuni più virtuosi e che sono stati capaci in questi anni di abbassare le aliquote delle imposte, si vedrebbero staccare dallo Stato un assegno di rimborso molto contenuto. Di contro invece, quelli che per ragioni varie hanno portato i livelli di Imu e Tasi al massimo, in questo caso riceverebbero una dote molto maggiore”. Un problema non da poco, se si considera inoltre che tecnicamente fino al 30 settembre i sindaci che non l’hanno ancora fatto, hanno tempo per definire le aliquote definitive di Imu e Tasi. Ci potremmo dunque trovare di fronte ad un corsa al rialzo delle aliquote, per poter poi incassare un rimborso maggiore da parte del governo. “Io mi auguro di no – precisa Castelli –, però è bene ricordare che una cosa analoga accadde già con il governo Letta. Allora la prospettiva di rimborso spinse molti sindaci ad effettuare dei rialzi di aliquote il 29 novembre, ultimo giorno utile”.

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Uno scenario questo dunque da evitare a tutti i costi, anche perché parliamo di cifre cospicue: Imu e Tasi sulla prima casa valgono infatti circa 3,6 miliardi di euro, a cui bisogna sommare circa un altro miliardo per l’Imu agricola e sui capannoni. Siamo dunque a circa 4,6 miliardi di euro, una cifra già di per sé considerevole ma che potrebbe aumentare ulteriormente se una certa quantità di sindaci dovesse decidere di far lievitare “ad arte” le proprie aliquote di Imu e Tasi. “In questo senso – avverte Castelli – bisognerà trovare degli opportuni accorgimenti. Un’ipotesi di cui si parla, è che ad esempio il rimborso potrebbe avvenire in base a valori medi di Imu e Tasi calcolati a livello nazionale. Ma ripeto, si tratta solo di ipotesi, mentre più opportuno sarebbe rivedere l’intera materia, attuando anche quella riforma del catasto più volte annunciata e sulla quale ancora una volta sembra esser calato un velo di silenzio”.

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Al momento, i sindaci non possono dunque che rimettersi a quanto annunciato da Renzi in tv ed attendere ulteriori chiarimenti, che risulteranno quanto mai opportuni. “Nel mio caso specifico – aggiunge Castelli – le posso dire che Ascoli, in quanto a gettito per la Tasi sulla prima casa, complici anche rendite catastali molto vecchie, risulta penultima a livello nazionale. Questo significa che riceverò un assegna ‘paro paro’ molto basso. Ne vado però orgoglioso – conclude – perché vuol dire che sono riuscito a tenere bassa la pressione fiscale sui miei cittadini”.


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